| Dove vanno davvero i migranti nel mondo? Un'infografica che vale piu' di mille titoli di giornale |
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| Discipline - Geografia |
| Scritto da Administrator |
| Sabato 18 Aprile 2026 10:25 |
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Vi invito ad osservare l'infografica di Visual Capitalist che mappa visivamente i corridoi migratori più trafficati del pianeta, basandosi sui dati del Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2024 dell'OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Se insegni storia, geografia, educazione civica o lavori con classi multiculturali, questa mappa è un punto di partenza importante per costruire una discussione seria con i tuoi studenti. Il concetto chiave è quello di "corridoio migratorio": il numero di persone nate in un Paese che attualmente risiedono in un altro. I corridoi evidenziati in rosso sono quelli classificati dall'ONU come composti principalmente da persone costrette a fuggire: rifugiati, sfollati, persone in cerca di protezione. Il corridoio più grande al mondo, e per un margine enorme, è quello tra Messico e Stati Uniti. Considerando anche chi è entrato senza documenti, il numero reale potrebbe essere ancora più alto. Al secondo posto c'è la Siria verso la Turchia: quasi quattro milioni di persone hanno lasciato la Siria per la Turchia, a dimostrazione dell'impatto devastante della guerra. Poi ci sono i corridoi Russia-Ucraina (in entrambe le direzioni), quello tra Bangladesh e India, e altri flussi imponenti legati a conflitti o a migrazioni storiche e post-coloniali. Il corridoio più grande del mondo, quello tra Messico e Stati Uniti, non è nato ieri: la migrazione messicana verso gli USA è un fenomeno che dura da decenni, contrariamente a come spesso viene presentato dai media. Un promemoria utile per chi tende a trattare ogni flusso migratorio come un'emergenza improvvisa. Il punto che vale la pena sottolineare: l'Italia non c'èGuardi questa mappa globale e cerchi l'Italia. Non la trovi, almeno non tra i grandi corridoi. Ed è una cosa che vale la pena di sottolineare, perché il dibattito pubblico italiano su questo tema sembra vivere in un universo parallelo rispetto ai dati. Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2024 sono circa 5,3 milioni, che rappresenta l'8,9% della popolazione. La comunità più numerosa è quella romena, con il 20,4% di tutti gli stranieri presenti, seguita da albanesi (7,9%) e marocchini (7,8%). Quasi un immigrato su cinque, quindi, viene da un paese dell'Unione Europea. Non è esattamente il quadro che emerge dai telegiornali. In termini assoluti, l'Italia è il quarto paese europeo per numero di residenti stranieri, dopo Germania, Spagna e Francia. Non siamo un'eccezione, siamo nella norma europea. E la quota di stranieri sulla popolazione totale è persino leggermente inferiore alla media UE. C'è poi un dato che smonta una delle narrative più diffuse: la principale causa dell'immigrazione irregolare verso l'Unione Europea non sono gli sbarchi, ma la permanenza oltre la scadenza del visto da parte di stranieri entrati regolarmente. Eppure il dibattito pubblico e molte politiche migratorie sembrano ancora convinti che il problema principale siano i confini fisici. E nel 2024 gli sbarchi sono addirittura calati drasticamente: appena 66mila arrivi via mare, il 57,9% in meno rispetto all'anno precedente. C'è poi un dato che raramente entra nel dibattito: al 31 dicembre 2024 risiedono all'estero 6,4 milioni di cittadini italiani, oltre la metà dei quali in Europa. Siamo dunque, allo stesso tempo, un Paese di immigrazione e di emigrazione. Anche questo è un corridoio migratorio, anche se non lo chiamiamo così. Un'infografica come questa si presta a mille usi didattici. Puoi usarla per: Fare data literacy. Prima ancora dei contenuti, è un esercizio di lettura critica: cosa rappresenta esattamente ogni corridoio? Cosa non viene mostrato? Quali dati mancano? Avviare una discussione sulla percezione vs. realtà. Chiedi ai tuoi studenti di stimare quali siano gli Stati più coinvolti nei flussi migratori, poi mostra la mappa. Il confronto tra percezione e dati è sempre fruttuoso, e in questo caso può aiutare a smontare stereotipi radicati. Collegare storia e geografia. Ogni corridoio ha una storia: il corridoio tra India e Pakistan è in parte il risultato della partizione del 1947 e degli spostamenti di massa che ne seguirono. C'è tutto un itinerario didattico nascosto dentro questa mappa. Lavorare sull'empatia. I corridoi in rosso non sono statistiche astratte: sono famiglie che hanno lasciato tutto. Qualche studente nella tua classe potrebbe riconoscersi in quel rosso. I dati non tolgono complessità al tema dell'immigrazione, anzi. Ma aiutano a fare una cosa fondamentale: capire di cosa stiamo davvero parlando. E un'infografica ben fatta, in mano a un insegnante, può valere quanto un'intera unità didattica.
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