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Quante volte ti sei ritrovato a fine pomeriggio con una lezione da preparare per il giorno dopo e le slide ancora tutte da fare? E di strumenti per generare presentazioni con l'AI ormai ce ne sono a bizzeffe: Gamma, Gemini, Canva con il suo Magic Design... il problema è che quasi tutti hanno una cosa in comune: i tuoi dati finiscono sui loro server, vengono usati per addestrare modelli, e ad un certo punto ti chiedono di passare a pagamento per usare le funzioni che ti interessano davvero.
Presenton AI prova a fare le cose in modo diverso.
Presenton è uno strumento open source per generare presentazioni con l'intelligenza artificiale. Il suo punto di forza principale, rispetto alla concorrenza, è che può girare direttamente sul tuo computer, senza inviare nulla all'esterno. Nessun abbonamento obbligatorio, nessuna preoccupazione sulla privacy dei tuoi materiali didattici o dei dati dei tuoi studenti.
In pratica funziona così: descrivi a parole quello che vuoi (l'argomento, il tono, il target), carichi eventualmente un documento di partenza, e lo strumento costruisce una presentazione completa. Struttura, layout, contenuti. Tutto in pochi minuti.
Una cosa che ho trovato interessante è la gestione dei template. Puoi caricare un tuo file PowerPoint e trasformarlo in un template riutilizzabile: Presenton analizza colori, font, layout e li conserva, così le nuove presentazioni generate mantengono il tuo stile, o quello della tua scuola, senza doverlo reimpostare ogni volta.
Presenton si usa in due modi. C'è una versione online accessibile direttamente dal browser su presenton.ai, comoda per chi vuole iniziare subito senza configurare niente. E poi c'è la possibilità di installarlo sul proprio computer tramite Docker, la via preferita da chi vuole il massimo della privacy e non vuole dipendere da connessioni o server esterni.
Per la maggior parte degli insegnanti, la versione cloud è più che sufficiente. L'installazione locale è roba da smanettoni, ma chi ha un po' di dimestichezza con i computer (o un collega in informatica disposto ad aiutare) può avere uno strumento completamente autonomo, che funziona anche offline.
Le presentazioni generate si esportano in formato PPTX o PDF. Il PPTX rimane completamente modificabile con PowerPoint o Google Slides, quindi non sei costretto a restare dentro la piattaforma per fare aggiustamenti. Questo è un dettaglio che fa la differenza nella pratica quotidiana: puoi rifinire le slide con gli strumenti che già conosci.
Include grafici, tabelle e immagini, a patto di averli previsti nel template. L'editor interno permette di lavorare su singole slide o su elementi specifici, con varianti di layout alternative da scegliere se il risultato non ti convince al primo colpo.
Il punto su cui Presenton batte la concorrenza è chiaro: privacy e controllo. Gli altri strumenti simili si finanziano raccogliendo dati, mostrando pubblicità o vincolandoti a piani a pagamento. Presenton è open source, il codice è pubblico su GitHub, e nella versione locale i tuoi dati non escono mai dal tuo computer. Per chi lavora con minori o tratta materiali riservati, non è un dettaglio da poco.
L'altra differenza è la flessibilità: puoi collegarlo a modelli AI diversi (OpenAI, Claude, Gemini, o modelli locali via Ollama), quindi non sei vincolato a un unico fornitore. Se domani un modello diventa a pagamento o smette di funzionare bene, puoi cambiarlo senza cambiare strumento.
Presenton non è Canva. L'editor integrato è funzionale ma non ricco come quello degli strumenti commerciali più rodati. Per presentazioni molto elaborate dal punto di vista grafico, probabilmente avrai comunque bisogno di rifinire il risultato in PowerPoint o altrove.
Presenton non è lo strumento più bello o il più facile, ma è uno dei pochi che prende sul serio la questione della privacy e lo fa senza chiederti un abbonamento. Per chi vuole esplorare l'AI nelle presentazioni senza affidarsi ciecamente alle grandi piattaforme commerciali, è un punto di partenza molto interessante. Puoi provarlo direttamente su presenton.ai senza installare nulla.
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