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Agosto... ferie... il momento giusto per giocare un po' con l'intelligenza artificiale PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Scritto da Administrator   
Martedì 11 Agosto 2026 16:18

 

Agosto è il mese in cui anche chi vive di scuola tutto l'anno si concede il lusso di guardare la tecnologia senza l'ansia della programmazione didattica addosso. Niente rubriche di valutazione, niente verifiche da preparare per settembre: solo curiosità pura, quella che poi torna utile quando si tratta di capire cosa affascina davvero i nostri studenti sui social.


E allora perché non partire da TikTok, che di applicazioni divertenti ne sforna una ogni settimana? Quella di cui vi parlo oggi si chiama The Caricature BAI e fa una cosa semplice quanto simpatica: prende una vostra foto e la trasforma in un piccolo personaggio animato, con la testa enorme, il corpo minuscolo e un'andatura da cartone che cammina. Il risultato è quel genere di video che si manda subito in chat perché fa ridere, ma dietro c'è un lavoro di generazione tridimensionale niente male.

L'effetto non compare tra i primi suggerimenti, va cercato. La strada è questa: si apre TikTok, si clicca sul più al centro della barra in basso come per creare un video normale, poi si scorre a destra tra le categorie finché non si arriva alla voce Effetti. Lì dentro c'è una lente di ingrandimento: basta digitare "The Caricature BAI" e l'effetto salta fuori.

A quel punto la procedura è quella tipica di questi strumenti generativi: si carica una propria foto (meglio un primo piano nitido, con il viso ben visibile) e si aspetta che l'intelligenza artificiale faccia il suo lavoro. Ci vogliono una decina di secondi, non di più. Il sistema costruisce un personaggino in stile action figure, lo veste con un outfit generato lì per lì e lo fa camminare in una piccola scena.

Una volta pronto, come per ogni altro video di TikTok si possono aggiungere testi, sottofondi musicali, transizioni. Il divertimento vero, però, sta proprio nel vedere come l'IA interpreta una foto: a volte azzecca l'espressione, altre volte inventa vestiti improbabili, e capita che il risultato assomigli più a un supereroe fallito che alla persona reale.

 

Non è solo un passatempo da ombrellone. Provare in prima persona questi strumenti, senza la pretesa di trasformarli in un'attività didattica, è il modo migliore per capire come funzionano davvero: che tipo di immagine di partenza serve, quanto tempo richiede l'elaborazione, dove il modello sbaglia e dove invece stupisce. Sono informazioni che a settembre, quando si tratterà di scegliere se e come usare l'intelligenza artificiale generativa in classe (magari per parlare di identità digitale, di deepfake o semplicemente di media literacy), fanno la differenza tra un insegnante che ne parla per sentito dire e uno che ha davvero le mani in pasta.