Dedicato a chi pensa che possano esistere bambini "irregolari" Stampa
Opinioni - Scuola
Venerdì 22 Maggio 2009 16:29

Recentemente ho avuto modo di leggere "La città dei ragazzi", uno splendido libro di Eraldo Affinati che racconta le sue esperienze di insegnante alle prese con l'integrazione di studenti stranieri nel nostro Paese. E' una lettura che consiglio a tutti i colleghi visto che, una volta tanto, il problema è affrontato da chi è in prima persona impegnato ogni giorno, spesso in completa solitudine, ma sempre animato da grande professionalità e sensibilità
Questa mattina poi, sfogliando il magazine "Il Venerdì di Repubblica", ho letto e particolarmente apprezzato l'intervento di un'insegnante, Neda Capaccetti, che, dopo una vita passata in mezzo ai ragazzi, interviene nel bel mezzo del dibattito in corso sul tema dell'immigrazione (ammesso che esista un vero confronto sull'argomento e non un'evidente strumentalizzazione della questione per bassi fini elettorali).
Lo fa con la competenza e la sensibilità che possono testimoniare solo quanti si sono per anni confrontati con determinate problematiche e soprattutto hanno davvero operato affinchè i diritti dei soggetti più deboli fossero anteposti a qualsiasi altra argomentazione o pregiudizio.
 

Gentile Michele Serra, signori ministri Maroni e Gelmini. Sono un'anziana insegnante in pensione da un anno, dopo quarant'anni di insegnamento nelle difficili periferie di Roma. Noi, i bambini e i ragazzi li andavamo a prendere a casa, per strada, ragazzi italiani, stranieri, rom; abbiamo sempre appassionatamente creduto che tutti dovessero sedersi sui banchi di scuola, infanzie serene e infanzie difficili, vicine a parlarsi, raccontarsi, giocare, apprendere, diventare più umani. 

Gentili ministri, non esistono bambini «regolari» e bambini «irregolari», mi spaventa essere parte di una comunità che può pensare questo. Lasciate che i bambini vadano a scuola, andiamoli a cercare i più sfortunati, i ragazzi che vivono nei quartieri degradati, i ragazzi rom, quelli che sono arrivati su un gommone o a piedi attraverso le montagne. Accogliamoli con amore, delicatezza, curiamoli nel corpo e nell'anima.
Ho davanti tanti visi di ragazzi "regolari" italiani recuperati alla vita e alla gioia dalla scuola. Insieme a loro vedo gli occhi duri e diffidenti dell' «irregolare» Gramos, ragazzino solo, arrivato dall'Albania con una nave di disperati, aveva l'aspetto di un bambino braccato che odiava il mondo. A un certo punto della seconda media i suoi occhi si alzarono e ci sorrisero, nei suoi disegni ricomparvero i colori. Adesso è «regolare», bravo idraulico, lavora a Rovigo e telefona ancora ai suoi insegnanti perché la scuola gli ha ridato la vita.
E ancora l'«irregolare" Milagros, arrivata dalle Ande agli Appennini, a piedi attraverso le Alpi, per ritrovare la madre. Senza documenti, accampata nel 1993 con altri parenti nella bidonville peruviana a Corviale; la scuola non la mollò un giorno, non ci interessava il luogo, il giorno della sua nascita, la sua nazionalità, avevamo una bambina davanti e l'obiettivo era la sua vita. Adesso è felice, "regolare", lavora a Bologna, ha comprato una casa.
Potrei continuare. Ve li aspettavate, ministri Maroni, Gelmini e Brunetta, questi insegnanti? Stiamo facendo il nostro dovere o ci considerate irregolari?

Neda Capaccetti

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