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Dalla fantascienza alle sale operatorie: l'evoluzione dei robot E-mail
Giovedì 20 Febbraio 2020 16:43
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Un business in grandissima crescita in ogni angolo del globo quello della diagnostica e della chirurgia robotica. Il mercato è particolarmente promettente anche in Italia, con sale operatorie che sembrano uscite direttamente da un film di fantascienza. Come già è avvenuto in altri settori infatti, l'automazione spinta è entrata in scena anche nell'industria della salute, con una serie di tecnologie all'avanguardia che promettono rivoluzioni nell'erogazione delle varie prestazioni sanitarie.

Chirurgia robotica: mercato mondiale e prospettive italiane
Come anticipato, il mercato della chirurgia robotica è in forte crescita in tutto il mondo, soprattutto nel Nord America e nell'Asia-Pacifico, con tassi di crescita di fatturati su base annua davvero impressionanti. Seppur leggermente in ritardo però, anche in Europa e quindi nel nostro Paese tale mercato sta cominciando a crescere in maniera sensibile, e ogni anno sono sempre più numerosi i pazienti trattati con tecniche robotiche. Si comincia a parlare infatti in termini di migliaia di unità.
L'automazione spinta impiegata nel campo medico, è un'evoluzione a cui non si può (e non si deve) porre un freno, anche perché esistono delle differenze sostanziali con altri settori in cui questa viene applicata. Prendendo in considerazione il settore automotive infatti, da molti anni oramai i robot lavorano sulle linee di produzione in maniera pressoché autonoma. Nel comparto medico invece, tutte le tecnologie messe in campo hanno sempre e comunque bisogno di un input umano, ovvero della mano del medico o del chirurgo.

Micromotori e medicina
I micromotori vengono utilizzati all'interno di macchinari destinati a più settori della medicina. Tali componenti possono essere elettrici o pneumatici, di dimensioni e peso ridotti e soprattutto ergonomici. Nella scelta devono essere presi in considerazione alcuni fattori, il primo dei quali è sicuramente la potenza, variabile sulla base del tipo di utilizzo che se ne andrà a fare. Per intenderci, i modelli più performanti possono arrivare anche a 40.000 rpm, così da ottenere una maggiore potenza. Ad ogni modo è possibile raggiungere anche rotazioni più elevate, attraverso l'utilizzo di speciali moltiplicatori (componenti meccanici).
Uno dei settori dove vengono maggiormente impiegati i micromotori, è quello dell'implantologia dentale, che prevede il montaggio di terminali specifici. Tali terminali, a seconda della loro inclinazione, possono essere definiti contrangoli oppure manipoli. Rispetto ad altre tecnologie utilizzate, magari anche più potenti, i micromotori permettono una sensibilità chirurgica maggiore. Andando ad abbinare quella che è la chirurgia robotica con i micromotori, è facilmente intuibile come tale accoppiata rappresenti di fatto il futuro della chirurgia in genere, futuro che vive già nel presente grazie al Robot Da Vinci.

Robot Da Vinci: cos'è e come funziona
Il Robot Da Vinci è il sistema robotico più evoluto utilizzato nella chirurgia mininvasiva. Le caratteristiche tecniche, decisamente "futuristiche", ne permettono l'impiego in svariati settori, dalla ginecologia all'urologia, fino alla chirurgia generale. Il funzionamento alla base del Robot è piuttosto semplice, a differenza della tecnologia utilizzata.
Il chirurgo si trova seduto ad una postazione, lontano quindi dal campo operatorio. Una consolle con un display e dei comandi simili a dei joystick, permette al chirurgo di muovere i bracci del robot, a cui sono collegati degli strumenti endoscopici. L'introduzione di tali strumenti avverrà con delle piccole incisioni. Attraverso il display, il chirurgo ha la possibilità di accedere ad un campo operatorio in 3D, con immagini di altissima qualità e risoluzione.
Il sistema può essere definito come intelligente, perché effettua in maniera del tutto autonoma un numero impressionante di controlli al secondo (oltre un milione), restituendo agli operatori continui feedback audio video sulla salute del paziente in tempo reale. Insieme ai dati sul paziente però, il robot ne invia anche altri su "se stesso". In altre parole, attraverso un'autodiagnostica, è in grado di rilevare in real time eventuali anomalie e malfunzionamenti, così da permettere al chirurgo e al personale di intervenire tempestivamente. Sembra fantascienza, ma non lo è più.
 

 

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