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Prompt Design
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Domenica 10 Maggio 2026 08:15 |
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Se usi già Google Gemini, c'è una risorsa gratuita che può cambiarti davvero il modo di lavorare. Si chiama EduGems ed è un sito creato da Eric Curts, formatore americano esperto di tecnologie educative, che ha costruito una raccolta in continua crescita di prompt preconfigurati per Gemini, pensati appositamente per chi lavora a scuola.
Prima di tutto, chiariamo cosa sono le "Gems" di Gemini. In pratica, Google ha dato la possibilità di creare versioni personalizzate dell'AI con istruzioni specifiche già integrate: invece di dover spiegare ogni volta al modello chi sei, cosa vuoi e come vuoi che si comporti, una Gem parte già con tutto questo configurato. È come avere un assistente specializzato per ogni compito, pronto all'uso.
EduGems raccoglie oltre cento di queste Gems già pronte, tutte progettate per i docenti. Per usarle il meccanismo è semplicissimo: vai sulla pagina della Gem che ti interessa, clicchi su "Use the Gem" e si apre direttamente in Gemini. A quel punto basta scrivere "Hi" per avviare la conversazione e l'assistente inizia a guidarti nel processo.
Un dettaglio utile: se i risultati non ti soddisfano, prova a passare dalla modalità "Fast" a "Thinking" o "Pro" nel selettore del modello. Le risposte migliorano sensibilmente per i compiti più complessi.
La forza di EduGems è la varietà. Le Gems sono organizzate in macro categorie che interessano praticamente tutto il lavoro di un insegnante.
Per la progettazione didattica trovi strumenti come Lesson Plan (che ti guida nella costruzione di una lezione alignata agli obiettivi di apprendimento, con differenziazione e valutazione già incluse), Unit Plan per pianificare unità didattiche complete, e PBL Generator per progettare attività di apprendimento per progetti. C'è persino una Gem chiamata UDL Lesson Remixer che prende una lezione esistente e la ridisegna seguendo i principi della Universal Design for Learning.
Per creare materiali le possibilità sono notevoli. Worksheet genera schede di lavoro su qualsiasi argomento, Informational Text crea testi informativi calibrati per il livello dei tuoi studenti, Graphic Novel Maker costruisce fumetti educativi, e Vocabulary List produce liste di vocaboli complete con definizioni e contesti. Per chi insegna lingue c'è anche World Language Conversation, che simula conversazioni per far esercitare gli studenti.
Per il coinvolgimento e i giochi la sezione è particolarmente ricca. Jeopardy Game crea un quiz in stile Jeopardy su qualsiasi contenuto, Historical What If? genera scenari controfattuali storici per stimolare il pensiero critico ("cosa sarebbe successo se...?"), e AI Role Play Interview permette agli studenti di intervistare virtualmente personaggi storici o figure professionali.
Per la valutazione ci sono Gems che generano exit ticket, rubriche di valutazione, domande a scelta multipla, e persino una Gem chiamata Grading Partner che aiuta a dare feedback strutturati sui compiti degli studenti.
Per l'inclusione la sezione è una delle più preziose. Re-level Text adatta un testo a livelli di lettura diversi, Learner Scaffolds suggerisce supporti per studenti in difficoltà, e Reading Level Analyzer analizza il livello di complessità di un testo. Per chi lavora con studenti BES o con bisogni speciali, ci sono anche Gems dedicate agli obiettivi su piano educativo personalizzato.
Per le attività amministrative non mancano strumenti per scrivere email alle famiglie, lettere di presentazione, newsletter di classe, piani per il supplente in emergenza, e persino una Gem per la pianificazione delle gite scolastiche.
Una cosa che apprezzo molto di EduGems è che non è pensato solo per il lavoro del docente, ma include anche Gems che gli studenti possono usare in autonomia. AI Tutor funziona come un assistente personale che spiega concetti e risponde a domande. Socratic Partner guida gli studenti con domande invece di dare risposte dirette, favorendo il pensiero critico. Thesis Coach aiuta a costruire una tesi argomentativa passo dopo passo, e Student Brainstorming supporta il processo creativo nelle fasi iniziali di un progetto.
Per gli insegnanti di lingue c'è anche ELL Conversation, pensata per studenti che stanno imparando una lingua straniera, che simula conversazioni graduali per sviluppare la competenza orale.
Oltre alle Gems stesse, Eric Curts ha costruito un ecosistema di risorse gratuite. Nella sezione Tutorials del sito trovi video esplicativi: uno breve (circa 12 minuti) per capire subito come usare, creare e condividere le Gems, e un webinar completo di un'ora per chi vuole approfondire davvero. Nel webinar si impara anche come costruire un repository di Gems personalizzato da condividere con colleghi e studenti nella propria scuola.
Un passaggio fondamentale: adattare le Gems all'italiano
C'è un aspetto pratico da tenere a mente: tutte le Gems di EduGems sono configurate in inglese, e per impostazione predefinita Gemini tende a rispondere nella stessa lingua delle istruzioni. Il risultato è che se non fai nulla, i materiali generati arriveranno in inglese, il che per la maggior parte di noi è un problema.
La soluzione è semplice e richiede due minuti. Invece di cliccare su "Use the Gem", clicca su "Make your own copy": si aprirà Gemini con le istruzioni originali già caricate e modificabili. A quel punto scorri fino in fondo al testo del prompt e aggiungi una riga come questa: "Always respond in Italian, regardless of the language used in the conversation." Salva la tua copia con un nome riconoscibile, e da quel momento la Gem funzionerà esattamente come quella originale, ma produrrà tutto in italiano. Puoi farlo per tutte le Gems che usi più spesso e raccoglierle in una tua libreria personale, pronta all'uso.
Un passo in più: contestualizzare per la scuola italiana
Se vuoi andare oltre la semplice traduzione, puoi rendere la tua copia della Gem ancora più utile aggiungendo istruzioni che la ancorino al contesto scolastico italiano. Incolla questa formulazione in fondo al prompt prima di salvare:
"Adapt all content to the Italian school context: refer to the Indicazioni Nazionali (or Linee Guida for secondary schools) instead of American standards, use the Italian grading system (votes from 1 to 10), and consider the Italian school structure (Scuola Primaria, Scuola Secondaria di Primo Grado, Scuola Secondaria di Secondo Grado). When mentioning school years, use the Italian terminology (classe prima, seconda, etc.)."
In questo modo la Gem non si limita a tradurre l'output, ma ragiona già dentro il nostro sistema: citerà le Indicazioni Nazionali invece degli standard americani, userà i voti in decimi, e parlerà di "classe terza della secondaria di primo grado" invece di "8th grade". Se insegni una disciplina specifica, puoi aggiungere un'ulteriore riga: "The subject context is [nome della materia] for [ordine di scuola] students." Cinque minuti di lavoro, una volta sola, e la Gem diventa uno strumento pensato su misura per la tua classe.
Il dettaglio forse più interessante per noi insegnanti: EduGems non è solo una piattafoma dove prendere, è anche un posto dove contribuire. Sul sito c'è un modulo Google per inviare le proprie Gems e farle valutare per l'inclusione nella raccolta. E per chi vuole cimentarsi, esiste la Gem EduGem Generator che, ironia della sorte, usa Gemini per aiutarti a costruire nuove Gems da zero.
In questo senso EduGems funziona come una comunità di pratiche: insegnanti che sperimentano, migliorano i prompt, condividono quello che funziona. È esattamente il tipo di collaborazione professionale che spesso si fatica a trovare, e qui è già organizzata e accessibile gratuitamente.
L'unico prerequisito è avere un account Google per accedere a Gemini. Tutto il resto è gratis e già pronto. Vale la pena aprire il sito con un po' di curiosità e iniziare dall'area che senti più urgente: potresti trovare in cinque minuti qualcosa che ti risparmia un'ora di lavoro.
https://www.edugems.ai/
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Docenti -
Formazione e aggiornamento
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Sabato 09 Maggio 2026 11:15 |
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Se la tua scuola ha presentato domanda nell'ambito dell'avviso pubblico legato al Decreto Ministeriale 219 del novembre 2025 e ha già ricevuto risposta positiva dal MIM, probabilmente in questo momento stai cercando di capire come organizzare concretamente le attività formative. Bene, ti aggiorno su come stanno andando le cose e su come posso esserti utile.
Il DM 219 rientra nel PNRR, Missione 4, e mette a disposizione delle scuole fino a 50.000 euro per costituire veri e propri snodi formativi sull'intelligenza artificiale. Il progetto prevede percorsi strutturati per docenti, personale ATA, dirigenti e, nei laboratori, anche con il coinvolgimento diretto degli studenti. L'obiettivo è formare almeno 50 persone per istituto che ottengano un attestato finale, con una partecipazione minima del 70% delle ore previste.
Le attività si dividono in due grandi blocchi: i percorsi di formazione e approfondimento (in presenza, online o in modalità ibrida) e i laboratori formativi sul campo, questi ultimi sempre in presenza e progettati per sperimentare l'IA direttamente nelle classi. I laboratori devono pesare almeno il 50% del finanziamento totale del progetto, il che dice molto su quanto il Ministero punti alla pratica concreta più che alla teoria.
Come posso supportare la tua scuola
Sono disponibile come formatore esperto sia per i moduli teorici che per i laboratori pratici, coprendo le tematiche richieste dall'avviso: principi fondamentali dell'IA, potenzialità e rischi in ambito scolastico, strumenti per la didattica e la valutazione, personalizzazione degli apprendimenti, e naturalmente tutto il lavoro diretto con gli studenti in aula.
Ho già avviato i contatti con diverse scuole che hanno ottenuto il finanziamento e sto calendarizzando i vari appuntamenti. Le date si stanno riempiendo, e per ovvie ragioni terrò conto dell'ordine di arrivo delle richieste: chi mi contatta prima avrà più probabilità di trovare le disponibilità che preferisce. Purtroppo, come già avvento per il DM 66, so già che non potrò corrispondere alle richieste che perverranno, considerata la scadenza del 31 dicembre 2026. Per questo, ho voluto informare che, per la massima trasparenza, darò la mia disponibilità a chi, per primo, prenderà accordi.
Come contattarmi
Se la tua scuola è tra quelle finanziate e vuoi parlare di come strutturare insieme i percorsi, scrivimi a
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
. Nella mail dimmi pure quanti moduli state pianificando, se avete già un'idea delle date e se avete esigenze particolari legate al curricolo o all'ordine scolastico.
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Risorse -
Intelligenza Artificiale
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Sabato 09 Maggio 2026 09:07 |
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Immagina di caricare una tua foto e una foto di Napoleone Bonaparte, di descrivere in poche righe una scena e di ritrovarti, qualche minuto dopo, con un video in cui l'imperatore ti accoglie nel suo palazzo reale e ti accompagna in visita tra le sue stanze. Sembra fantascienza, ma è esattamente quello che ho fatto con Sjinn.ai e il risultato è davvero sorprendente.
Sjinn è un agente AI per la creazione di contenuti visivi: immagini, video, audio e persino modelli 3D. Funziona in modalità "agente", il che significa che non ti limiti a premere un bottone: descrivi quello che vuoi e il sistema si occupa di pianificare, generare e assemblare il contenuto. In pratica, gli parli come parleresti a un assistente, e lui costruisce lo storyboard, genera le immagini e poi le anima in un video.
L'esempio che potete vedere sopra, è abbastanza intuitivo. Si caricano le immagini di riferimento, in questo caso la mia foto e un ritratto di Napoleone, e si descrive la scena che si vuole ottenere: "Napoleone mi ospita e mi fa visitare il suo palazzo reale." A quel punto Sjinn genera uno storyboard, cioè una sequenza di fotogrammi chiave che raccontano la storia. Ogni fotogramma mostra una scena diversa: l'accoglienza, la visita a una sala, e così via. Poi il sistema anima ciascun fotogramma trasformandolo in un breve video.
La cosa che mi ha colpito è la coerenza visiva: i personaggi mantengono una certa continuità da una scena all'altra, il che di solito è uno dei punti deboli di questi strumenti. Non è perfetto, sia chiaro, ma il risultato è decisamente guardabile.
I limiti della versione gratuita
Qui bisogna essere onesti: la versione gratuita è una versione di prova, non uno strumento completo. Nel mio caso, il sistema ha animato 3 immagini dello storyboard per un totale di circa 15 secondi di video. Abbastanza per capire le potenzialità, non abbastanza per fare qualcosa di articolato. I video presentano anche un logo.
Il sistema di Sjinn funziona a crediti. I piani a pagamento partono da 12 dollari al mese (piano Standard, 20.000 crediti) e arrivano a 60 dollari (piano Ultra, 120.000 crediti). Per avere un'idea dei costi: animare un'immagine con il modello Seedance costa 60 crediti al secondo, Sora2 ne costa 80 al secondo. Con il piano gratuito, insomma, si riesce a fare qualcosa, ma con un po' di margine operativo.
I 15 secondi generati da Sjinn li ho poi portati su Canva per il montaggio finale. Ho aggiunto musica, ho sistemato i tagli e ho composto il video in modo più narrativo. Il flusso Sjinn + Canva funziona bene: Sjinn fa il lavoro creativo "pesante" (generare i personaggi, animare le scene), Canva fa da sala di montaggio.
Ci sono almeno tre modi in cui uno strumento del genere può diventare utile in classe. Il primo è la didattica narrativa: si possono ricostruire incontri immaginari con personaggi storici, scientifici, letterari. Un video in cui Darwin spiega la sua teoria ai tuoi studenti o in cui Dante ti porta in visita nell'Inferno ha un impatto completamente diverso da un testo scritto. Il secondo è la produzione studentesca: con qualche guida, anche gli studenti possono usare questi strumenti per creare contenuti multimediali come forma di verifica alternativa. Il terzo, più semplice, è la motivazione: mostrare ai ragazzi che la storia può essere "vissuta" in questo modo abbassa la distanza emotiva con il passato.
I limiti esistono e non vanno nascosti: i video brevi della versione gratuita costringono a lavorare in piccoli pezzi, la coerenza dei volti non è sempre perfetta, e per certi soggetti il risultato può sembrare artificioso. Ma come punto di partenza, soprattutto abbinato a un editor come Canva, il rapporto tra sforzo e risultato è sorprendente.
Se hai un quarto d'ora libero, carica una tua foto, scegli un personaggio storico legato alla tua materia, e prova. Il risultato potrebbe diventare l'introduzione più originale che tu abbia mai usato per una lezione.
Sjinn
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Software didattico
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Venerdì 08 Maggio 2026 11:06 |
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Quante volte hai sentito "ma prof, non riesco ad aprire il PDF" oppure "come faccio a convertire questa immagine?" Ecco, se stai cercando uno strumento da suggerire ai tuoi studenti, e magari usare anche tu, ToolWaves è una piattaforma web gratuita e illimitata pensata per semplificare le operazioni digitali quotidiane, con oltre 130 strumenti online che comprendono PDF, immagini, SEO, attività per studenti e utility varie, tutto senza bisogno di registrarsi.
Nessuna registrazione, nessuna installazione, nessun limite, tutto funziona direttamente dal browser. Per chi lavora in classe con studenti che usano computer scolastici o dispositivi condivisi, questo fa tutta la differenza.
La piattaforma è organizzata per categorie. Quella più interessante per noi insegnanti è sicuramente Student tools, che include strumenti come un contaparole, un costruttore di curriculum vitae e vari calcolatori. Ma anche le sezioni PDF e Image sono preziose nella pratica quotidiana.
Pensa a quante volte ti trovi a dover comprimere un PDF prima di allegarlo al registro elettronico, o a dover convertire un'immagine in un formato diverso. Con strumenti come il compressore PDF, il costruttore di curriculum o il contaparole, bastano quattro passaggi: entri nel sito, scegli la categoria, selezioni lo strumento, carichi il file o inserisci il testo e ottieni il risultato immediatamente.
Il vantaggio principale è l'accessibilità. Non devi chiedere agli studenti di creare un account, non devi preoccuparti di dati personali di minorenni su piattaforme esterne, non devi installare nulla in laboratorio. Apri il browser, vai su toolwaves.com e lavori.
La sezione dedicata agli studenti è particolarmente utile per alcune attività concrete: il contaparole aiuta chi deve rispettare i limiti di lunghezza nelle verifiche scritte, il resume builder può diventare uno strumento interessante per le classi terminali che si avvicinano all'orientamento o ai colloqui di lavoro, e i calcolatori coprono diverse esigenze di matematica applicata.
La sezione PDF merita una menzione speciale. Quante volte gli studenti ti consegnano documenti enormi, immagini storte scannerizzate o file in formati incompatibili? Poter indicare un unico posto dove risolvere tutti questi problemi: unire PDF, comprimerli, convertirli.... semplifica davvero la vita.
ToolWaves non è una piattaforma didattica nel senso stretto: non gestisce classi, non tiene traccia dei progressi, non si integra con il registro. È uno strumento di produttività, più simile a una cassetta degli attrezzi digitale che a un LMS. Va usato per quello che è: un luogo pratico dove fare operazioni su file senza perdere tempo.
Un'altra cosa da valutare è che, come molte piattaforme gratuite, il modello di sostenibilità si basa su donazioni volontarie. Non è un problema in sé, ma vale la pena tenerlo presente se pensi di inserirlo in un percorso strutturato per la classe.
In sostanza, ToolWaves non cambierà il tuo modo di insegnare, ma potrebbe toglierti di torno un bel po' di piccoli ostacoli pratici, quelli che rallentano le attività senza aggiungere nulla di significativo. E questo, alla fine della giornata, non è poco.
ToolWaves
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Discipline -
Storia
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Giovedì 07 Maggio 2026 11:10 |
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Immagina di aprire una mappa del mondo, buia come uno schermo cinematografico, e di vederla accendersi di punti luminosi man mano che fai scorrere un cursore dal 1500 a.C. fino ad oggi. Ogni punto è una battaglia o un evento drammatico (per l'Italia è menzionato anche l'uccisione di ALdo Moro). Questo è War Atlas, e da quando è apparso su Reddit ha totalizzato oltre 200.000 visualizzazioni in poche settimane.
A crearlo è stato Prakrit Ojha, uno sviluppatore ventenne, partendo da una frustrazione che molti di noi, seduti dall'altra parte della cattedra, conoscono bene. Come ha scritto lui stesso su X: "Chiedete a chiunque cosa ricorda delle lezioni di storia. Dirà: niente. Ho costruito qualcosa che avrebbe cambiato le cose per me."
La mappa è interattiva, gratuita, senza registrazione. Si apre direttamente dal browser. Puoi cercare per luogo, anno, guerra o comandante, oppure filtrare per ere storiche: antica, classica, medievale, moderna, contemporanea.
Le funzionalità più interessanti includono dei tour guidati, ovvero animazioni preconfezionate che ripercorrono interi conflitti come fossero documentari: dalla Seconda guerra mondiale alle guerre napoleoniche, dalle conquiste del mondo antico alla guerra civile americana. La telecamera si muove sulla mappa seguendo la sequenza delle battaglie, con dati su comandanti, forze in campo, perdite e risultati.
Cliccando su qualsiasi punto della mappa compare un popup con un riassunto della battaglia, una sovrapposizione con la cartografia moderna e un link diretto a Wikipedia. C'è anche una sezione "questo giorno nella storia" e una funzione "battaglie vicino a me" che mostra i conflitti avvenuti nella zona in cui ti trovi. Il livello di zoom arriva fino a 10x, per vedere i dettagli geografici con precisione.
Perché può interessare in classe
Partiamo dall'ovvio: i ragazzi non leggono il libro di testo di storia, ma passano ore su mappe interattive, giochi con ambientazioni storiche, video su YouTube. War Atlas parla esattamente quel linguaggio.
Usarla in classe durante una lezione sulla Prima guerra mondiale, sulle campagne di Napoleone o sulle guerre puniche significa trasformare date e nomi in qualcosa di spazialmente comprensibile. La storia smette di essere una lista di eventi e diventa geografia, movimento, conseguenza.
Funziona bene anche come punto di partenza per una discussione o per un lavoro di ricerca. Si può proiettare durante la spiegazione, oppure assegnare agli studenti l'esplorazione autonoma: "cercate tutte le battaglie avvenute in Italia tra il 1800 e il 1870 e provate a ricostruire cosa stava succedendo." Il tipo di compito che in passato richiedeva atlanti cartacei e ore in biblioteca.
Un aspetto da tenere a mente: il dataset si basa principalmente su fonti open source, soprattutto Wikipedia, e parte da una prospettiva eurocentrica, anche se si sta espandendo verso Asia, Americhe e resto del mondo grazie ai feedback degli utenti. Vale la pena dirlo agli studenti, e usarlo come spunto per ragionare sulla costruzione delle fonti storiche.
Ojha sta lavorando a un gioco in stile Wordle per appassionati di storia: ogni giorno una battaglia da individuare sulla mappa con tre tentativi, indizi progressivi e risultati condivisibili. Sta anche sviluppando una funzione che mostra la storia militare del luogo in cui vivi, con tutte le invasioni e i conflitti passati sul territorio.
Niente male per un progetto nato come passatempo di un ventenne frustrato dalle lezioni noiose.
War Atlas è raggiungibile gratuitamente su war-atlas.org. Non serve registrarsi, funziona da browser desktop e anche da mobile. Se lo provi con la tua classe, sarei curioso di sapere come è andata.
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Risorse -
Intelligenza Artificiale
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Mercoledì 06 Maggio 2026 09:43 |
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Se hai già usato NotebookLM per creare quaderni con le fonti delle tue lezioni, probabilmente ti sei chiesto: "Bello, ma come lo condivido con i miei studenti in modo davvero semplice?" La risposta è più semplice di quanto pensi. Con Gemini puoi trasformare i contenuti del tuo quaderno in un sito web funzionante, caricarlo online in pochi minuti e mandare ai ragazzi un link che chiunque può aprire dal telefono. Senza server, senza abbonamenti, senza sapere programmare.
Vediamo come si fa, dall'inizio alla fine.
Passo 1: prepara Gemini con le funzioni giuste
Apri gemini.google.com e accedi con il tuo account Google. Prima di fare qualsiasi cosa, controlla di aver selzionato Pro al posto di veloce e utilizza la funzione Canvas che ci serve per generare e visualizzare il codice HTML direttamente nell'interfaccia.
Ora arriva la parte interessante: devi collegare il tuo quaderno NotebookLM. Clicca sull'icona delle estensioni o degli strumenti (è la piccola icona con un simbolo +) e attiva l'integrazione con NotebookLM se non è già attiva.
Passo 2: scrivi il prompt giusto
Questa è la parte che fa tutta la differenza. Non scrivere semplicemente "fai un sito". Gemini deve capire cosa vuoi costruire e da dove prendere le informazioni. Un prompt efficace suona più o meno così:
"Usando i contenuti del mio quaderno NotebookLM, crea una pagina web HTML completa, con CSS incorporato, che presenti in modo chiaro e visivamente piacevole i concetti principali. La pagina deve essere un singolo file index.html, senza dipendenze esterne, adatta a essere condivisa con studenti delle scuole primarie."
Puoi personalizzarlo quanto vuoi: chiedi un design scuro o chiaro, sezioni specifiche, una struttura a schede, una cronologia visiva. Più sei specifico, più il risultato sarà vicino a quello che hai in testa.
Gemini recupererà i contenuti del quaderno, li elaborerà e genererà il codice HTML direttamente nel pannello Canvas. Puoi vederlo formarsi in tempo reale.
Passo 3: copia il codice e crea il file
Quando Gemini ha finito, nel pannello Canvas trovi il codice completo della pagina. Clicca sul pulsante Copia (o seleziona tutto con Ctrl+A e poi Ctrl+C).
Ora apri il Blocco note di Windows (oppure TextEdit su Mac, impostato in modalità testo semplice). Incolla il codice e salva il file con questo accorgimento fondamentale: il nome deve essere esattamente index.html, con estensione .html e non .txt.
Su Windows, quando salvi, nel menu "Tipo file" scegli Tutti i file e poi scrivi manualmente index.html come nome. Se salvi come .txt il sito non funzionerà.
Vuoi vedere subito il risultato? Fai doppio clic sul file: si aprirà nel tuo browser e potrai controllare come appare prima di caricarlo online.
Passo 4: carica il sito su Netlify e ottieni il link
Vai su app.netlify.com e registrati gratuitamente con il tuo account Google o email. Una volta dentro, nella schermata principale trovi una grande area tratteggiata con scritto qualcosa come "Drag and drop your site folder here".
Non devi caricare una cartella: trascina direttamente il file index.html in quell'area. Netlify ci mette pochi secondi a elaborarlo e ti assegna automaticamente un URL del tipo https://nome-casuale.netlify.app.
Clicca sul link per verificare che tutto funzioni, poi copialo e condividilo con i tuoi studenti come faresti con qualsiasi altro link: in classroom, su WhatsApp, via email. Lo aprono dal telefono o dal computer e vedono la pagina esattamente come l'hai creata.
Se vuoi un URL più riconoscibile, Netlify ti permette anche di personalizzarlo gratuitamente: ad esempio https://storia-rinascimento.netlify.app.
Se il risultato del primo prompt non ti soddisfa, non ricominciare da zero: chiedi a Gemini di modificarlo. Puoi dire "aggiungi una sezione con domande di ripasso" o "rendi il menu di navigazione fisso in alto" e lui aggiornerà il codice nel Canvas. Ogni volta che sei soddisfatto, ri-copi e ri-carichi.
Un'altra cosa utile: Netlify mantiene lo storico dei tuoi caricamenti. Se aggiorni il sito, puoi caricare una nuova versione e il link rimane lo stesso, senza dover comunicare nulla agli studenti.
L'intero processo, una volta che ci hai preso la mano, richiede meno di dieci minuti. Non è magia, ma ci va abbastanza vicino.
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Intelligenza Artificiale
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Martedì 05 Maggio 2026 17:06 |
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Immagina questa scena: un bambino di otto anni disegna se stesso, con la propria mamma, seduti su una panchina della stazione mentre un treno sta sfrecciando. Lo colora con cura, ci mette un titolo, lo mostra orgoglioso. Poi lo appoggi su uno scanner, carichi l'immagine su un sito, scrivi due righe, e pochi secondi dopo quel treno corre sullo schermo. Il bambino spalanca gli occhi.
Si può fare oggi, in classe, con uno strumento che si chiama Kling AI.

Kling AI è una piattaforma sviluppata dall'azienda cinese Kuaishou che permette di generare video a partire da testo o da immagini. Tra le sue funzioni principali c'è la possibilità di animare immagini statiche trasformandole in brevi video, grazie alla funzione "Image to Video" che è diventata rapidamente una delle più usate e apprezzate dagli utenti creativi di tutto il mondo.
Per noi insegnanti, la parte interessante è questa: la tecnologia usa il deep learning per comprendere il contesto dell'immagine e produrre transizioni ed effetti fluidi, il che significa che funziona sorprendentemente bene anche con disegni a mano, illustrazioni semplificate, personaggi stilizzati. Non servono fotografie professionali.
Il funzionamento è molto semplice. Si fotografa o scannerizza il disegno del bambino, si carica su Kling AI, e si scrive un breve prompt che descrive che cosa dovrebbe fare il personaggio. Ad esempio si può scrivere "fai sorridere il personaggio e aggiungi un movimento della testa" oppure "fallo camminare lentamente verso la telecamera", e in pochi clic l'immagine statica diventa un breve video animato.
Ogni generazione costa 10 crediti (ma dipende da quanto è elaborato), e ogni giorno all'accesso se ne ricevono 66 gratuitamente, il che rende il piano gratuito abbastanza utilizzabile per sperimentare senza spendere nulla, almeno nelle prime settimane.
C'è anche una funzione più avanzata chiamata Motion Brush, che personalmente trovo affascinante dal punto di vista didattico. Permette di disegnare manualmente dei "percorsi di movimento" sopra l'immagine: si indica all'AI esattamente quale parte del disegno deve muoversi e in che direzione, lasciando poi fare il resto allo strumento. In pratica è come dire: "questo braccio si alza", "questa nuvola va a destra", "questo fiore si piega". Un livello di controllo notevole, anche per un bambino guidato dall'insegnante.
Perché usarlo a scuola
La domanda vera non è "funziona?" ma "serve davvero qualcosa del genere in classe?". La mia risposta è sì, e ti spiego perché.
Prima di tutto, dà valore al disegno. Uno dei problemi che vediamo spesso è che i bambini faticano a percepire il proprio lavoro manuale come qualcosa di importante, soprattutto in un'epoca in cui tutto sembra digitale e patinato. Vedere il proprio personaggio muoversi sullo schermo cambia completamente la percezione: quel disegno diventa qualcosa di reale, vivo, condivisibile.
In secondo luogo, apre la porta alla narrazione e alla scrittura creativa. Se i bambini sanno che il loro personaggio verrà animato, iniziano a pensarci in modo diverso già durante il disegno. Chi è? Come si muove? Cosa fa? La scrittura del prompt (anche in forma semplice, dettata dall'insegnante ai più piccoli) diventa un esercizio di descrizione, di sintesi, di pensiero consequenziale.
Terzo, è uno strumento che funziona bene per l'inclusione. Bambini che hanno difficoltà con la scrittura o la lettura, ma che si esprimono benissimo attraverso il disegno, trovano qui un canale espressivo che viene riconosciuto e valorizzato in modo nuovo. L'animazione non giudica la grammatica.
Kling AI è uno strumento pensato per adulti e va gestito dall'insegnante, non usato in autonomia dai bambini. I disegni non devono contenere immagini di persone riconoscibili, e prima di caricare qualsiasi cosa è opportuno verificare la policy sulla privacy della piattaforma, come si fa con qualsiasi strumento digitale esterno.
L'interfaccia è intuitiva e alla portata di tutti, ma conviene fare qualche prova da soli prima di portare l'attività in classe: capire come funzionano i crediti, come scrivere un prompt efficace, quanto tempo richiede la generazione. Nulla di complicato, ma dieci minuti di esplorazione preventiva evitano brutte sorprese davanti agli alunni. Punto Informatico
Sul fronte economico, il piano base parte da circa 7 dollari al mese e rimuove la filigrana dai video generati, il che può essere utile se si vuole proiettare o condividere il lavoro in modo più pulito. Per un uso occasionale e sperimentale, però, i crediti gratuiti giornalieri sono più che sufficienti.
La tecnologia più bella a scuola non è quella che stupisce per i suoi effetti speciali, ma quella che accende qualcosa negli occhi di un bambino. Vedere il proprio treno correre sui binari, anche solo per cinque secondi su uno schermo, è il tipo di piccola magia che può rendere indimenticabile un pomeriggio di classe.
Kling AI
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Intelligenza Artificiale
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Martedì 05 Maggio 2026 09:34 |
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Quante volte hai trovato un articolo perfetto, un video YouTube che centrava esattamente l'argomento che stavi spiegando, oppure un documento già pronto, e ti sei detto: "Sarebbe fantastico trasformare questo in un Kahoot!"? E poi hai lasciato perdere perché il tempo per costruire le domande una per una semplicemente non c'era.
Ecco, Brisk Teaching ha risolto esattamente questo problema.
Brisk Teaching è un'estensione per Chrome e Edge che devi scaricare nel tuo browser. Non è un'app separata da aprire, non è un sito su cui entrare: è lì, discreta, nell'angolo dello schermo, pronta quando ne hai bisogno. Puoi creare lezioni, attività, dare feedback e differenziare i contenuti direttamente all'interno di Google Docs, Slides, PDF, YouTube e molto altro ancora. Uno strumento pensato per interagire con i tuoi contenuti.
La funzionalità di cui voglio parlarti è l'integrazione diretta con Kahoot!. Brisk trasforma qualsiasi articolo, video o risorsa in un quiz generato automaticamente in pochi secondi. E il risultato non finisce in un Google Doc che poi devi copiare altrove: viene inviato direttamente nel tuo account Kahoot!, pronto per essere modificato e lanciato con la classe.
Il punto interessante è proprio questo: non si tratta di esportare un file, non si tratta di copiare e incollare domande. Il quiz arriva dentro Kahoot! già formattato, già pronto.
Il procedimento è molto semplice. Apri l'estensione Brisk, selezioni "Create", scegli "Quiz" come tipo di contenuto, e dall'apposito menu a tendina selezioni Kahoot! come formato di output. A quel punto puoi personalizzare il quiz: livello scolastico, lingua, numero di domande, e se vuoi che siano allineate a determinati standard. Poi clicchi su "Brisk It!" e il gioco è fatto.
La cosa che apprezzo di più è la flessibilità rispetto alle fonti. Puoi farlo partendo da:
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Un sito web qualsiasi. Stai leggendo un articolo di approfondimento su una rivista scientifica, su un giornale, su qualsiasi pagina web? Apri Brisk e genera le domande direttamente da lì, senza nemmeno cambiare scheda.
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Un video YouTube. Mentre guardi il video, clicchi sull'estensione e puoi generare quiz e risorse in pochi secondi, che vengono salvati direttamente su Google Drive. Trovare il video giusto è già metà del lavoro: Brisk fa il resto.
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Un documento. Brisk supporta anche l'interazione con i PDF, rendendo più fluido l'intero processo di preparazione. Hai un testo del libro, un articolo in PDF, una dispensa? Stessa procedura.
Per usare questa funzione è necessario essere già connessi al proprio account Kahoot!: se non lo sei, Brisk ti chiederà di accedere prima di procedere. Ogni quiz supporta un solo livello scolastico e una sola lingua, ma una volta generato puoi modificare tutto direttamente dentro Kahoot! come faresti con qualsiasi altro quiz.
Il problema con i Kahoot! non è mai la motivazione degli studenti: tutti sappiamo che funzionano, che alzano il livello di attenzione, che rendono il ripasso meno pesante. Il vero ostacolo è il tempo. Costruire un quiz di qualità richiede pianificazione, e quando la giornata è già piena, l'idea di ricominciare da zero su un'altra piattaforma finisce per scoraggiare.
Avere uno strumento che azzera questo passaggio significa poter usare i Kahoot! non solo in occasione delle verifiche, ma anche come prova veloce a fine lezione, come attività di recupero, come ripasso prima di un'interrogazione. Insomma, come strumento quotidiano e non eccezionale.
Altro elemento oggi molto importante al fine di selezionare gli strumenti AI da considerare sicuri per un utilizzo didattico, Brisk ha ottenuto un Common Sense Privacy Rating del 93%, il più alto tra gli strumenti di intelligenza artificiale per gli insegnanti.
Brisk lo trovi nel browser, evidenzi un testo o apri una risorsa, clicchi sull'icona e generi il quiz senza cambiare tab o piattaforma. È questa semplicità a fare la differenza, non la tecnologia in sé.
Se non hai ancora installato l'estensione, vale davvero la pena di farlo. E se ce l'hai già, prova la prossima volta che incontri un video o un articolo interessante: invece di salvarlo per "dopo", transformalo subito in un Kahoot! Dieci minuti di preparazione diventano dieci secondi.
Brisk Teaching
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Formazione e aggiornamento
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Lunedì 04 Maggio 2026 19:22 |
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Ne parliamo da anni, ma la domanda vera è sempre quella: come si porta davvero l'intelligenza artificiale in classe, in modo che abbia senso?
Lunedì 11 maggio sarò ospite di DEAscuola Formazione assieme ad Alessandra Rucci per un webinar gratuito in cui esploreremo insieme due facce della stessa medaglia: gli strumenti pratici di IA che puoi usare da subito, e le possibilità creative che aprono per i tuoi studenti. Non solo i necessari riferimenti teorici, ma soprattutto cose che puoi portare in aula.
11 maggio | gratuito | online | orario 17.00 - 18.00
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E se stai anche pensando a come strutturare una formazione più ampia nella tua scuola, sappi che DEAscuola mette a disposizione gratuitamente un webinar dedicato ai corsi finanziati dal DM 219 — il bando PNRR che permette agli istituti di accedere fino a 50.000 € per la formazione sull'IA. Un'occasione concreta, da non perdere.
Scopri i webinar DM 219
Ci vediamo l'11!
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Intelligenza Artificiale
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Lunedì 04 Maggio 2026 10:11 |
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L'intelligenza artificiale è una tecnologia che già oggi prende decisioni che riguardano tutti noi, inclusi i nostri studenti. Un algoritmo stabilisce quali contenuti vediamo sui social, se una richiesta di mutuo viene approvata, se un curriculum supera il primo filtro in una selezione.
Come insegnanti, abbiamo una responsabilità in più: non solo capire questi meccanismi, ma aiutare i ragazzi a sviluppare uno sguardo critico nei confronti di una tecnologia che già oggi modella la loro vita. E per farlo, dobbiamo prima capirla noi.
I tre problemi etici più urgenti dell'IA in questo momento sono il Bias algoritmico (i sistemi che discriminano per genere, etnia o provenienza sociale), la opacità delle decisioni automatizzate (il famigerato problema della "scatola nera") e la concentrazione di potere nelle mani di poche aziende private. L'AI Act europeo è il primo tentativo serio di mettere ordine, ma quanto funzionerà davvero è ancora tutto da vedere.
Il bias algoritmico: quando la macchina discrimina
I modelli di IA imparano dai dati storici. E i dati storici riflettono le disuguaglianze del mondo reale. Se un sistema di selezione del personale viene addestrato sui dati di un'azienda che per decenni ha assunto prevalentemente uomini, l'algoritmo imparerà che "essere uomo" è un predittore di successo e penalizzerà le candidate. Non è fantascienza: Amazon lo ha scoperto nel 2018 con il proprio strumento di screening dei curricula e ha dovuto dismettere tutto.
In ambito finanziario, uno studio Berkeley-Stanford del 2023 ha dimostrato che gli algoritmi per l'approvazione dei mutui negli USA applicavano tassi di interesse più alti, tra lo 0,5 e lo 0,8% in più, ai richiedenti latinos e afroamericani rispetto a bianchi con lo stesso profilo creditizio. L'IA non "sceglieva" di discriminare: replicava i modelli storici presenti nei dati su cui era stata addestrata.
Per noi insegnanti questo è un tema potentissimo da portare in classe. Far analizzare agli studenti come funziona un dataset, da dove vengono i dati, chi li ha raccolti e con quali criteri, è uno degli esercizi di pensiero critico più concreti e attuali che possiamo proporre.
La scatola nera: decisioni che non si spiegano
I modelli di intelligenza artificiale più potenti hanno miliardi di parametri e le loro interazioni interne sono matematicamente impossibili da tracciare per intero. Quando un sistema dice "questa radiografia mostra un tumore con il 95% di probabilità", non riesce a spiegare quali caratteristiche specifiche dell'immagine lo hanno portato a quella conclusione, almeno non nel modo in cui lo farebbe un radiologo.
Questo problema è critico in medicina, in giustizia, in finanza, in qualsiasi ambito dove le decisioni devono essere motivabili. Un giudice non può condannare qualcuno sulla base di "lo dice l'IA" senza poter spiegare il perché.
La ricerca ha sviluppato tecniche che generano spiegazioni a posteriori delle decisioni del modello, ma si tratta di approssimazioni, non del ragionamento reale. È un po' come chiederti di spiegare perché hai scelto una parola piuttosto di un'altra mentre parli: puoi trovare una giustificazione, ma non è detto che corrisponda davvero al processo mentale reale.
Per chi insegna, questo concetto è prezioso: l'IA può sbagliare, e non sempre è in grado di dirti perché ha sbagliato. Abituare gli studenti a non accettare passivamente i risultati di un sistema automatizzato è una competenza fondamentale.
Chi controlla l'IA controlla molto
Addestrare un modello linguistico di ultima generazione costa tra i 50 e i 500 milioni di dollari. Possono permetterselo solo pochissime aziende: OpenAI (finanziata da Microsoft con oltre 13 miliardi di dollari), Google DeepMind, Anthropic, Meta e xAI di Elon Musk. Cinque o sei aziende private che decidono come si comporta l'IA che usiamo tutti.
Chi stabilisce i "valori" che vengono incorporati nei modelli? Cosa succede quando gli interessi commerciali di queste aziende entrano in conflitto con l'interesse pubblico? I modelli open source come Llama di Meta o Mistral democratizzano parzialmente l'accesso, ma non risolvono il problema di fondo: addestrare un modello competitivo richiede risorse che solo le grandi corporation possiedono.
Come comunità educativa, è il momento di chiederci quali strumenti usiamo in classe, chi li produce, con quali dati e con quale visione del mondo.
L'AI Act: l'Europa ci prova
Il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, pienamente applicabile tra il 2025 e il 2026, classifica i sistemi di IA in quattro categorie di rischio. I sistemi a Rischio inaccettabile sono direttamente vietati: sorveglianza biometrica di massa in tempo reale, classificazione sociale in stile cinese, manipolazione subliminale. Quelli ad Alto rischio come l'IA in sanità, giustizia, istruzione, credito e selezione del personale, devono rispettare requisiti stringenti di trasparenza e supervisione umana. I chatbot e i deepfake rientrano nel Rischio limitato e devono semplicemente dichiarare di essere IA. Il resto è Rischio minimo, senza obblighi specifici.
Le multe per chi non rispetta le regole arrivano a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale. L'Italia, come gli altri paesi europei, è tenuta ad applicare il regolamento, anche se i meccanismi di supervisione nazionali sono ancora in costruzione.
Per la scuola questo è rilevante in modo diretto: i sistemi di IA usati in ambito educativo rientrano nella categoria ad alto rischio. Questo significa che i fornitori di strumenti di IA per la didattica dovranno garantire trasparenza, documentazione e supervisione umana. Buono a sapersi quando valutiamo quali piattaforme adottare.
Cosa possiamo fare noi
La prima cosa è informarci. Capire quali decisioni vengono prese da sistemi automatizzati nella nostra vita e in quella dei nostri studenti è il punto di partenza. La seconda è esercitare i diritti che già abbiamo: il GDPR (articolo 22) dà a tutti il diritto di non essere soggetti a decisioni esclusivamente automatizzate con effetti legali significativi, e di ricevere una spiegazione del ragionamento. Se una decisione automatizzata ti penalizza, puoi chiedere una revisione umana.
La terza, forse la più importante per noi, è portare questi temi in classe. Non servono ore di informatica o corsi specialistici: basta partire da esempi concreti, magari da notizie reali come quelle del caso Amazon o dei mutui americani, e chiedere agli studenti cosa ne pensano, come funziona, chi ci guadagna. Il pensiero critico sull'IA si costruisce esattamente come il pensiero critico su qualsiasi altra cosa: con domande, dubbi e discussione.
L'IA etica non è una questione accademica lontana da noi. È una questione pratica che riguarda le decisioni concrete sulla vita delle persone reali, inclusi i nostri ragazzi. E la scuola, come sempre, è uno dei luoghi migliori dove imparare ad usarla.
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