Maestro Roberto - Tecnologie e didattica

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Maestro Roberto - Tecnologie e didattica
Un'AI per l'orario scolastico, gratis e senza registrazione PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Venerdì 14 Agosto 2026 07:27

Chi si è mai trovato a fare l'orario di una scuola sa che non è un lavoro, è un incubo geometrico. Cattedre da incastrare, giorni liberi da rispettare, ore buche da evitare, aule e laboratori che devono coincidere con la disponibilità delle materie, sostegno da distribuire con criterio, e magari pure lo strumento musicale se la scuola ha un indirizzo particolare. Chi lo fa a mano (o con un foglio Excel pieno di celle colorate) lo sa bene: basta spostare una cattedra e crolla tutto il castello.


Per questo mi ha incuriosito EduTime Pro, un'app pensata proprio per questo lavoro, gratuita e senza bisogno di registrazione. L'ha creata Walter Vitale, un insegnante per la propria scuola (a indirizzo musicale, tra l'altro), e poi ha deciso di condividerla online per chi si trova nella stessa situazione. Non è un prodotto commerciale, e questo si sente: è pensata da chi l'orario lo deve davvero fare, non da chi lo immagina.

Per elaborare l'orario utilizza un algoritmo euristico a regole/vincoli: assegna le ore rispettando i paletti impostati (giorni liberi dei docenti, ore massime al giorno, cattedre su più classi, laboratori) e segnala in tempo reale sovrapposizioni e conflitti. L'utente può bloccare le celle già buone e far rigenerare solo il resto.

La logica è semplice: prima si costruisce il registro delle cattedre, indicando per ogni docente quante ore fa e in quali classi. Da lì l'app genera automaticamente l'orario, tenendo conto dei vincoli che di solito fanno impazzire chi ce li deve mettere a mano: giorni liberi dei docenti, ore buche da limitare, ore consecutive, classi miste per le lingue, disponibilità di aule e laboratori.

Quello che mi sembra particolarmente utile è il controllo dei conflitti in tempo reale. Non ti dice solo che c'è un problema, ma ti suggerisce anche come risolverlo, il che fa risparmiare parecchio tempo rispetto al solito metodo per tentativi.

Ci sono poi diverse viste, per classe, per docente, per sostegno, per strumento musicale o per dipartimento, utili sia in fase di costruzione sia dopo, quando l'orario va condiviso con i colleghi. E infine la parte pratica: stampa in formato A3 per la bacheca, stampa A4 per il singolo orario, esportazione in Excel per chi ha bisogno di lavorarci ulteriormente.

Le app per l'orario non mancano, ma spesso sono pensate per un modello di scuola generico e poi bisogna adattarle con mille compromessi. Qui il fatto che sia nata dentro una scuola vera, con esigenze vere (sostegno, strumento musicale, aule condivise), si vede. E dato che chi l'ha creata continua a lavorarci, se manca un pezzo specifico della propria scuola si può segnalare direttamente a lui.

C'è anche una guida passo passo con tutte le schermate, utile per chi vuole farsi un'idea prima di iniziare a inserire dati reali.

Se in segreteria o tra i colleghi che si occupano dell'orario c'è sempre stata quella frase tipo "ci vorrebbe un programma che lo fa da solo", forse questa è l'occasione buona per provarlo davvero: edutimepro.vercel.app.

 
Ho chiesto a un'IA di disegnare il viaggio di Colombo, ecco cosa ne e' uscito PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Giovedì 13 Agosto 2026 15:45

Negli ultimi due o tre anni sono spuntati diversi strumenti che uniscono mappe e intelligenza artificiale: Smartmap, Aino AI, MapsGPT. L'ultimo arrivato si chiama MarcoAI e ve lo presento perché l'ho testato per un uso molto concreto: ricostruire su una mappa il primo viaggio di Colombo verso le Americhe, roba che tornerà utile a chiunque di voi insegni storia o geografia.


Il funzionamento è semplice. Scrivi una richiesta in linguaggio naturale e MarcoAI genera la mappa corrispondente. Funziona bene con domande dirette del tipo "mostrami i siti delle battaglie principali della guerra civile americana" oppure "mostrami i monumenti storici di Roma". Fin qui niente di rivoluzionario, altri strumenti simili fanno lo stesso.

Dove MarcoAI si distingue davvero è nella capacità di generare aree e poligoni direttamente sulla mappa, cosa che lo rende particolarmente utile per i confronti spaziali. Puoi chiedergli, ad esempio, quante volte San Marino entrerebbe dentro San Francisco, oppure quante volte il Vaticano ci starebbe dentro Manhattan. Il blog Maps Mania ha calcolato che San Francisco è grande circa 1,8 volte San Marino: un esempio che rende bene l'idea di quanto questo tipo di confronto visivo possa aiutare gli studenti a farsi un'idea concreta delle dimensioni geografiche, molto più di quanto faccia un numero su un libro di testo.

Ed è proprio su questo aspetto che l'ho messo alla prova. Ho chiesto a MarcoAI di tracciare il percorso del primo viaggio di Colombo verso l'America, partendo da Palos de la Frontera fino all'approdo nelle Bahamas. Il risultato è una mappa chiara, con la rotta disegnata sull'Atlantico, che si presta benissimo a essere proiettata sulla digital board durante una lezione di storia: gli studenti vedono la distanza reale percorsa, la direzione, i tempi che diventano più tangibili quando li guardi su una mappa vera invece che immaginarli da un manuale.

C'è però un limite importante da tenere presente, ed è la stessa cosa che ha notato anche Maps Mania: il routing non funziona bene. Se chiedi a MarcoAI di calcolare un percorso stradale reale, tipo "come si va da Las Ramblas alla Sagrada Familia", lo strumento si limita a tracciare una linea retta tra i due punti, senza tenere conto di strade, montagne o coste. Per un itinerario storico via mare come quello di Colombo il problema si avverte meno, perché una linea approssimativa attraverso l'oceano rende comunque l'idea del tragitto. Ma se pensate di usarlo per percorsi terrestri dettagliati, tenete presente questo limite prima di proporlo in classe.

Nel complesso è uno strumento interessante da avere a disposizione, soprattutto per quelle lezioni dove serve dare un'idea visiva e immediata di scala o di distanza: dai grandi viaggi di esplorazione alle dimensioni reali di un territorio rispetto a un altro. Basta ricordarsi che per la precisione dei percorsi via terra conviene ancora affidarsi a Google Maps o strumenti simili, e riservare MarcoAI a tutto ciò che riguarda confronti geografici e itinerari storici da mostrare in classe.

MarcoAI

 
Interazione sociale e creazione di comunita' nell'intrattenimento online PDF Stampa E-mail
Giovedì 13 Agosto 2026 15:22

Le piattaforme digitali di intrattenimento hanno trasformato il modo in cui gli utenti interagiscono. Gli spazi virtuali offrono opportunità di socializzazione e scambio di esperienze. Le persone dialogano e condividono passioni comuni attraverso strumenti tecnologici avanzati.

 
Scansioni un QR code e “si apre da solo”: comodo, si. Ma sei sicuro di dove ti sta portando? PDF Stampa E-mail
Risorse - Utility
Mercoledì 12 Agosto 2026 15:30

Il gesto è diventato automatico: inquadri, tocchi la notifica, atterri su una pagina. In mezzo, però, c’è un passaggio che spesso diamo per scontato: stiamo delegando a un’immagine (il QR) la scelta del link che apriremo. È qui che lo “scan-to-open” può diventare un punto debole, soprattutto quando quel codice finisce su un volantino, un cartello, una confezione o un post condiviso mille volte.


In questo contesto, strumenti come un social media qr code hanno senso se inseriti in un approccio consapevole: non è il QR in sé a essere “buono” o “cattivo”, ma il modo in cui viene creato, distribuito e verificato. Vediamo rischi reali, segnali d’allarme e contromisure pratiche, lato utente e lato azienda.

Perché i QR code sono diventati una superficie d’attacco “perfetta”

Un link scritto lo puoi leggere, un link abbreviato lo puoi almeno sospettare, ma un QR code è opaco: non ti mostra nulla finché non lo scansioni. Questo lo rende appetibile per chi fa phishing: l’obiettivo non è “bucare” lo smartphone con magia nera, ma portarti su una pagina credibile e farti fare il resto (inserire credenziali, pagare, autorizzare notifiche, scaricare un profilo).

Le tecniche più comuni si muovono su due piani:

  • Sostituzione fisica: un adesivo con un QR malevolo appiccicato sopra quello legittimo (parcheggi, colonnine di ricarica, menù, bacheche).
  • Abuso “digitale”: QR pubblicati in immagini sui social, in PDF, in email o chat di lavoro, dove l’urgenza e il contesto fanno abbassare la guardia.

Il punto non è demonizzare la tecnologia, ma accettare una realtà: la scansione è un’azione rapida, e proprio per questo riduce lo spazio per il dubbio.

Phishing da scansione: come funziona davvero (con esempi concreti)

Il phishing via QR, spesso chiamato “quishing”, non richiede grandi competenze: basta una pagina di atterraggio ben fatta. Il QR è solo il “ponte” che ti porta lì. Ecco tre scenari ricorrenti che vale la pena riconoscere al volo.

1) “Aggiorna il tuo account” (ma la pagina non è quella giusta)

Scansioni un QR su un avviso (reale o falso) e finisci su una schermata di login che imita un servizio: posta, cloud, registro elettronico, piattaforma HR. Inserisci user e password, e hai appena consegnato le chiavi.

2) Pagamenti e finti portali di sosta/servizi

Un QR su un parcometro o su un cartello ti porta a un sito “Pagamento rapido”. Magari il dominio è simile a quello ufficiale, magari la grafica è minimale. Tu inserisci carta e dati, convinto di pagare una sosta: in realtà stai pagando altrove, o stai regalando dati a terzi.

3) Profili/configurazioni e permessi “silenziosi”

Alcuni attacchi puntano a farti installare qualcosa: un’app fuori store, un profilo MDM (su ambienti mobili), o a concedere permessi che non avevi intenzione di dare. Non sempre serve malware: spesso basta portarti a concedere autorizzazioni o a attivare notifiche push che poi alimentano ulteriori truffe.

Per approfondire il quadro generale del phishing e delle tecniche di ingegneria sociale, una fonte affidabile e aggiornata è CISA, utile anche per impostare formazione interna.

Segnali d’allarme: cosa controllare prima di toccare “Apri”

La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, i segnali ci sono. La cattiva è che bisogna allenarsi a notarli, perché la scansione ci mette fretta. Una checklist semplice, da tenere a mente:

  • Anteprima URL: se il tuo telefono mostra il link prima di aprirlo, fermati e leggilo. Domini strani, sottodomini lunghi, o parole “ufficiale/secure/login” buttate lì sono un campanello d’allarme.
  • HTTPS non basta: il lucchetto indica solo che la connessione è cifrata, non che il sito sia legittimo.
  • Richieste “eccessive”: una pagina che chiede subito credenziali, dati carta, OTP o installazioni va trattata con sospetto.
  • Contesto incoerente: un QR su un cartello rovinato, un adesivo sopra un altro, un volantino “troppo generico” o un’immagine condivisa senza fonte chiara.
  • Urgenza e minaccia: “account bloccato”, “multa”, “ultimo avviso”, “pagamento immediato”. L’urgenza è spesso un trucco, non un’informazione.

Un buon riferimento per capire come leggere (e non sopravvalutare) gli indicatori di sicurezza nei siti è anche la guida di Google Chrome sui segnali del browser.

Contromisure lato utente: impostazioni e abitudini che cambiano tutto

Non serve diventare paranoici, ma vale la pena mettere in sicurezza la “catena” che va da scansione ad apertura. Alcuni accorgimenti sono immediati.

Scansione consapevole e app affidabili

  • Preferisci la fotocamera nativa o scanner integrati in app note, che mostrano l’anteprima del link.
  • Se usi un’app dedicata, evita quelle che “aprono automaticamente” senza mostrarti l’URL.
  • Valuta un controllo reputazionale del link quando hai dubbi: servizi come VirusTotal aiutano a verificare rapidamente URL sospetti.

Protezione del dispositivo (che spesso è già lì, basta usarla)

  • Attiva le funzioni anti-phishing del browser e del sistema operativo.
  • Tieni aggiornati OS e app: molti attacchi “funzionano” perché sfruttano versioni vecchie.
  • Usa un password manager e, dove possibile, autenticazione a più fattori: anche se una password scappa, non basta da sola.

Una regola semplice per le situazioni “ad alto rischio”

Se stai per pagare o inserire credenziali, fai un passo indietro: invece di arrivarci dal QR, digita tu l’indirizzo ufficiale nel browser o usa l’app ufficiale. Il QR può essere un promemoria, non deve essere l’unico percorso.

Policy aziendali: cosa dovrebbe fare un’organizzazione che usa QR code (o li subisce)

Su un sito come quello che stai leggendo, molti lettori si muovono tra scuola, ufficio e progetti digitali. La verità è che il rischio da QR non è solo “personale”: entra facilmente in ambienti organizzati, perché il QR si stampa, si appende, si condivide nei gruppi, si mette in slide e brochure.

Regole chiare (e realistiche) per dipendenti e collaboratori

  • Formazione mirata: non un corso generico, ma esempi di quishing legati ai flussi reali (pagamenti, HR, IT, loghi di fornitori).
  • Canale di segnalazione: un modo rapido per inoltrare QR sospetti (foto + contesto) al team IT o security.
  • Linee guida “prima di inserire credenziali”: se il login arriva da QR, richiedere una verifica aggiuntiva (dominio, app ufficiale, SSO).

Gestione dei QR “ufficiali” e anti-manomissione

Quando l’azienda (o una scuola, un ente) pubblica QR fisici, deve assumersi che qualcuno possa sostituirli. Alcune misure pratiche:

  • Posizionare QR in aree sorvegliate e fare ispezioni periodiche (sì, anche visive).
  • Stampare elementi anti-tampering: cornici, microtesti, numeri di versione, indicazioni “se vedi un adesivo sopra, segnala”.
  • Usare pagine di atterraggio con branding coerente e controlli lato server (redirect limitati, logging, blocco di domini sospetti).

Mobile Device Management e controlli tecnici

Dove c’è gestione aziendale dei dispositivi, ha senso applicare policy che riducano i danni anche quando qualcuno sbaglia:

  • Filtri DNS o web protection per bloccare domini malevoli noti.
  • Limitazioni su installazioni da origini sconosciute e profili non autorizzati.
  • Browser aziendale con protezioni e telemetria, rispettando privacy e policy interne.

Per un inquadramento generale delle buone pratiche di difesa e gestione del rischio, le risorse del ENISA sono un ottimo punto di partenza, specialmente in contesti europei.

QR “smart” e responsabilità: il punto non è il codice, è la fiducia che ci mettiamo

Chi crea e distribuisce QR code ha una responsabilità implicita: ridurre l’ambiguità. Un QR usato per portare a profili social, pagine informative o canali ufficiali può migliorare l’esperienza, ma va progettato pensando anche agli abusi: trasparenza del link, coerenza visiva, tracciabilità e manutenzione dei materiali.

“La scansione deve essere un invito comodo, non un salto nel buio: se l’utente non può capire dove sta andando, stiamo chiedendo fiducia senza offrirgli strumenti.”

In ambito social, dove le immagini circolano fuori contesto, vale doppio: un QR condiviso come screenshot può finire ovunque e restare in giro per mesi. Qui serve disciplina editoriale: indicare sempre la destinazione in chiaro (anche in testo) e evitare scorciatoie che rendono difficile verificare.

Conclusione: una checklist operativa da portarsi dietro

La sicurezza “scan-to-open” non richiede panico, ma metodo. Se sei un utente, la regola è: leggi l’URL, diffida dell’urgenza, e non inserire dati sensibili da un link che non puoi verificare. Se sei un’azienda o un ente, la regola è: tratta i QR come un canale ufficiale, con controllo, manutenzione e formazione.

In pratica: prima di stampare o condividere un QR, pensa a come potrebbe essere copiato, sostituito o reinterpretato. E prima di aprirne uno, prenditi due secondi in più: spesso sono proprio quei due secondi a fare la differenza tra una scansione innocua e un incidente evitabile.

 
Grok Imagine 2.0, la bacchetta magica arriva anche per le immagini PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Mercoledì 12 Agosto 2026 07:27

xAI ha lanciato il 7 agosto Grok Imagine Image 2.0, disponibile come "Quality Mode" su grok.com/imagine e nelle app di Grok per iOS e Android. Secondo i dati della Arena leaderboard (una classifica basata su voti degli utenti, aggiornata continuamente) il modello si piazza al secondo posto mondiale sia nella generazione che nell'editing di immagini, subito dietro a gpt-image-2 di OpenAI. Non male per un modello che due anni fa, con Grok 2, produceva immagini piuttosto mediocri.

 
Agosto... ferie... il momento giusto per giocare un po' con l'intelligenza artificiale PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Martedì 11 Agosto 2026 16:18

 

Agosto è il mese in cui anche chi vive di scuola tutto l'anno si concede il lusso di guardare la tecnologia senza l'ansia della programmazione didattica addosso. Niente rubriche di valutazione, niente verifiche da preparare per settembre: solo curiosità pura, quella che poi torna utile quando si tratta di capire cosa affascina davvero i nostri studenti sui social.


E allora perché non partire da TikTok, che di applicazioni divertenti ne sforna una ogni settimana? Quella di cui vi parlo oggi si chiama The Caricature BAI e fa una cosa semplice quanto simpatica: prende una vostra foto e la trasforma in un piccolo personaggio animato, con la testa enorme, il corpo minuscolo e un'andatura da cartone che cammina. Il risultato è quel genere di video che si manda subito in chat perché fa ridere, ma dietro c'è un lavoro di generazione tridimensionale niente male.

L'effetto non compare tra i primi suggerimenti, va cercato. La strada è questa: si apre TikTok, si clicca sul più al centro della barra in basso come per creare un video normale, poi si scorre a destra tra le categorie finché non si arriva alla voce Effetti. Lì dentro c'è una lente di ingrandimento: basta digitare "The Caricature BAI" e l'effetto salta fuori.

A quel punto la procedura è quella tipica di questi strumenti generativi: si carica una propria foto (meglio un primo piano nitido, con il viso ben visibile) e si aspetta che l'intelligenza artificiale faccia il suo lavoro. Ci vogliono una decina di secondi, non di più. Il sistema costruisce un personaggino in stile action figure, lo veste con un outfit generato lì per lì e lo fa camminare in una piccola scena.

Una volta pronto, come per ogni altro video di TikTok si possono aggiungere testi, sottofondi musicali, transizioni. Il divertimento vero, però, sta proprio nel vedere come l'IA interpreta una foto: a volte azzecca l'espressione, altre volte inventa vestiti improbabili, e capita che il risultato assomigli più a un supereroe fallito che alla persona reale.

 

Non è solo un passatempo da ombrellone. Provare in prima persona questi strumenti, senza la pretesa di trasformarli in un'attività didattica, è il modo migliore per capire come funzionano davvero: che tipo di immagine di partenza serve, quanto tempo richiede l'elaborazione, dove il modello sbaglia e dove invece stupisce. Sono informazioni che a settembre, quando si tratterà di scegliere se e come usare l'intelligenza artificiale generativa in classe (magari per parlare di identità digitale, di deepfake o semplicemente di media literacy), fanno la differenza tra un insegnante che ne parla per sentito dire e uno che ha davvero le mani in pasta.

 

 
Come creare un esperto di accoglienza su Gemini PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Lunedì 10 Agosto 2026 16:28

Settembre ha sempre lo stesso copione. Registro nuovo, classe da conoscere, e quella prima ora in cui bisogna rompere il ghiaccio senza sembrare né troppo autoritari né troppo animatori da villaggio turistico. Di solito si finisce a improvvisare, oppure si ripesca sempre la stessa attività, quella che funziona ma che avete già usato talmente tante volte da saperlo a memoria anche voi.

 
Tre novita' in NotebookLM PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Domenica 09 Agosto 2026 08:14

Google sta rimettendo mano a uno degli strumenti che ormai molti di noi usano quasi quotidianamente per organizzare fonti, appunti e materiali delle lezioni, e questa volta i cambiamenti non sono solo grafici. Ci sono tre novità che occorre conoscere bene, perché impattano direttamente nel modo in cui gestiamo il nostro lavoro di ogni giorno.

Un nuovo nome, la stessa sostanza

La prima cosa che noterete è il rebranding: NotebookLM diventa ufficialmente Gemini Notebook. Al primo accesso comparirà un banner informativo (che tornerà periodicamente a ogni login, per essere sicuri che tutti se ne accorgano), ma è bene chiarire subito un punto: la sostanza del vostro lavoro resta intatta.

I link che avete già condiviso continuano a funzionare, l'interfaccia con cui gestite le fonti è la stessa di sempre, e la logica dei quaderni che avete costruito non cambia. Il senso di questa operazione è integrare meglio lo strumento nell'ecosistema Gemini, riducendo la frammentazione tra i vari prodotti Google e dando al tutto una cornice più coerente.

In breve: cambia il nome e l'identità visiva, restano invariate tutte le funzionalità e la struttura dei quaderni che avete già creato.

Le collezioni, ordine finalmente ritrovato

Chi lavora con l'intelligenza artificiale a scuola conosce bene il problema del disordine digitale: quaderni che si accumulano, materiali che si moltiplicano, e il tempo che si perde per ritrovare quello che serve proprio quando serve. La nuova funzione Collezioni nasce per rispondere a questo problema, permettendo di raggruppare i quaderni per sottotemi o argomenti specifici.

Potete creare collezioni per materia, ma anche per livelli di competenza o fasi di un progetto, e questo apre parecchie possibilità in ottica di didattica personalizzata (pensate a una collezione per i materiali di supporto e una separata per gli approfondimenti destinati agli studenti più avanti nel percorso).

Qualche esempio concreto di come potreste strutturare il vostro spazio di lavoro:

  • Collezione IA Fondamenti: i quaderni introduttivi per le classi quinte
  • Collezione Storia 3H II quadrimestre: organizzazione cronologica dei moduli
  • Collezione Inclusione e Bes: materiali semplificati e mappe concettuali

Fare una copia per lavorare in autonomia

La terzanovità è la funzione Make a copy, e per chi lavora in team o dipartimento è probabilmente quella più attesa. Fino a oggi, lavorare su un quaderno condiviso significava spesso intervenire su un unico documento master, con il rischio (o il timore) di modificare qualcosa che altri colleghi stavano usando.

Ora potete duplicare in un attimo un quaderno condiviso nel vostro spazio personale, creando di fatto una sandbox privata dove annotare, tagliare e rielaborare i contenuti senza che le modifiche siano visibili agli altri e senza toccare l'originale. È un cambiamento che va nella direzione dell'autonomia operativa, e che apre a diversi usi pratici: sperimentare un nuovo approccio didattico su una lezione già esistente, adattare un materiale a un cambio di programma dell'ultimo momento, oppure costruire un percorso personalizzato per un gruppo specifico di studenti partendo da una base comune al dipartimento.

Cosa cambia davvero 

Novità Cosa comporta
Nuovo nome (Gemini Notebook) Maggiore coerenza con l'ecosistema Gemini, nessuna funzione persa
Collezioni Meno disordine digitale, gestione dei materiali per sottotemi o versioni
Make a copy Autonomia e privacy nel lavoro su materiali condivisi 

Queste tre novità insieme puntano nella stessa direzione: darci strumenti migliori per gestire il nostro sapere digitale con più ordine, senza che questo diventi un ulteriore carico di lavoro.

Ecco come Gemini Notebook presenta queste 3 novità

 

Progetto di Roberto Sconocchini

 
Eclissi del 12 agosto: come fotografarla con lo smartphone senza bruciare il sensore PDF Stampa E-mail
Discipline - Scienze
Sabato 08 Agosto 2026 07:39

Poco prima del tramonto, mercoledì 12 agosto 2026, la Luna scivolerà davanti al Sole e regalerà all'Europa la sua prima eclissi solare totale dopo vent'anni. In Italia il cielo non diventerà completamente buio, ma lo spettacolo sarà comunque memorabile: nel Nord Ovest il disco solare verrà coperto fino a quasi il 95%. Chi invece punta alla totalità vera e propria dovrà spostarsi. La fascia d'ombra attraversa il nord della Spagna e le Baleari, ed è lì che per circa due minuti il giorno si trasformerà in notte.

 
Ho controllato la privacy policy dei tool AI che usiamo in classe, e i risultati non sono uguali PDF Stampa E-mail
Risorse - Intelligenza Artificiale
Venerdì 07 Agosto 2026 07:53

Ogni settimana esce un nuovo strumento AI pensato per la scuola: uno per generare verifiche, uno per correggere temi, uno per personalizzare i piani di lavoro. Il problema non è trovarli, è capire quale di questi tratta i dati dei nostri studenti in modo corretto e quale invece raccoglie tutto senza dirlo chiaramente. Con l'AI Act ormai pienamente applicabile, questa valutazione non è più solo buon senso: è un passaggio che le scuole devono poter documentare.

 
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