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Soft skill: quali sono le più richieste e come svilupparle E-mail
Docenti - Formazione e aggiornamento
Scritto da Administrator   
Sabato 09 Marzo 2019 10:42
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La gestione delle risorse umane non è certamente una pratica di poco conto. Lo sa bene chi ha fatto dell’individuazione dei potenziali dipendenti il proprio mestiere, la propria vocazione. Gestire le personalità, le esperienze e le competenze, cercando di metterle al servizio dell’azienda nel migliore dei modi possibili, è un compito che va affrontato con la giusta dose di attenzione e con elevata professionalità, altamente formata.

È inevitabile che, per ogni recruiter, prima o poi giunga quel fatidico momento in cui ci si vede costretti a immergersi nella giungla dei curricula, a scavare in quell’immensa mole di dati che, se non interpretati nella maniera più corretta, riescono, spesso, a dire davvero poco sul profilo che si ha di fronte. Per questo motivo, occorrono delle categorie che ci aiutino a orientarci, che mettano ordine nel caos.

 

Anche dal punto di vista del lavoratore, o dell’aspirante tale, è importantissimo conoscere le proprie potenzialità, i propri punti di forza, eintuire in anticipo cosa cercano le aziende; quali caratteristiche, tra quelle possedute, saranno maggiormente prese in considerazione dal datore di lavoro.

 

Una prima categorizzazione interessante può essere rintracciata nella divisione tra soft e hard skill. Si tratta, in entrambi i casi, di competenze, che vanno, però, a coinvolgere settori della propria professionalità molto differenti.

 

Se prendiamo in esame quelle che vengono definite hard skills, queste non sono altro che le competenze tecniche vere e proprie possedute dal soggetto, che le ha acquisite attraverso vari percorsi, scolastici o professionali, così come, anche, in esperienze lavorative precedenti. In questo senso, allora, si tratta di competenze pesanti, molto utili da un punto di vista tecnico, ma che non possono certo dirsi le uniche indispensabili per un buon profilo lavorativo. Sono quelle essenziali, sì, ma non per questo esclusive; se non vengono affiancate da soft skills altamente sviluppate, il profilo si rivela essere monco, manchevole.

 

Venendo al dunque, per soft skills si intendono una serie di capacità che non sono direttamente riferibili alla professionalità del lavoratore, o almeno, non da un punto di vista prettamente tecnico. Sono capacità relazionali, comunicative e interpersonali sul posto di lavoro, attitudine a lavorare in team o utilizzare quelle competenze tecniche che si possiedono in modo trasversale e flessibile. Possiamo farne alcuni esempi:

●      Autonomia: capacità di prendere decisioni sul luogo di lavoro;

●      Comunicazione efficace: saper parlare agli altri in modo chiaro ed equilibrato;

●      Problem Solving: risolvere problemi, ossia interpretare e risolvere nella maniera più corretta le eventuali situazioni di criticità;

●      Resistenza allo stress;

●      Creatività;

●      Capacità dilavoro in team e attenzione agli obiettivi aziendali:

 

Un dipendente che risponda a queste caratteristiche sarà sicuramente una figura positiva per l’intero team di lavoro. E’ importante notare, comunque, che si tratta di competenze non innate e definitive, ma che possono essere rafforzate e perfezionate continuamente. In che modo? Non è semplice.

 

Da un punto di vista prettamente formativo, online si trova tutta una serie di corsi dedicati, con consigli e suggerimenti per identificare e migliorare le soft skill. Ma i miglioramenti più netti sono senza dubbio quelli che derivano da una giusta ed equilibrata conoscenza di se stessi e dei propri punti di forza, nonché, cosa forse molto più importante, da un dialogo costante con i propri colleghi.

 

Il feedback, infatti, è parte essenziale di questo processo di costante aggiornamento; saper ascoltare i suggerimenti e le critiche dei propri compagni di lavoro, permette un più attento esame dei lati positivi della propria personalità lavorativa, e un lavoro di affinamento mirato. Anche qui, insomma, è importante essere capaci di non considerarsi mai definitivi e formati, ma raggiungere la consapevolezza che anche le proprie doti più strettamente relazionali possono essere oggetto di un costante e permanente lavoro di miglioramento.

 

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