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Professore accoltellato: colpa della scuola! E-mail
Opinioni - Scuola
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Pubblico integralmente un intervento di Serafina Gnech, non centrato sul fatto di cronaca avvenuto ma sui commenti che ne sono conseguiti sulla stampa. Lo faccio in quanto condivido ogni parte di questo argomentare e in particolare credo che esprima efficacemente il rapporto tra scuola e modelli di riferimento della società attuale:

"Un professore è stato accoltellato alla schiena. E’ successo lunedì sera alla scuola media Silvio Pellico di Chioggia, dove Fabio Paggiaro, professore di violino, stava tenendo una lezione individuale. L’autore del fatto, un tredicenne di cui i giornali non riportano il nome, a seguito di un rimprovero, ha estratto il coltello da cucina e pugnalato alle spalle il professore.
Colpa del prof, o meglio dei prof, sostiene  nel Corriere di oggi Domenico Canciani, educatore,  che mette il dito sulla piaga: “l’inadeguatezza del corpo docente”. Alla piaga del professore Canciani non dedica  peraltro alcuna attenzione,  se non per consigliarlo  - e con lui tutti  gli insegnanti - di studiare un po’ di psicopedagogia.

Noi, i professori, quelli che a scuola ci vivono e di scuola si interessano, chiederemmo a lui, invece, di evitare le banalità mediatiche e di provare a guardare la scuola. Non si accorge forse che essa è diventata - perché così si è voluto – la riproduzione esatta della società adulta? Fattispecie di fabbrica con lavoratori, pardon, studenti, provvisti di Statuto, fattispecie di tribunale dove si giudicano ora fattispecie di reati. Compiuti da quella fattispecie di adulti che sono ora i nostri ragazzi.
Non si è mai chiesto il Dottor Canciani se questa finzione, utile a un mondo consumistico che mette in vendita reggiseni per bambine di sette anni, non abbia distrutto il rapporto educativo?  E non si è mai chiesto se sia normale trattare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti come piccoli adulti con tanto di sindacalisti- genitori alle spalle?
Ben dice il giornalista Mario Pirani in un’intervista per la rivista Interdipendenza: “La scuola è una missione pubblica, che ha il fine ben preciso di educare alla democrazia e all’uguaglianza, ma per compiere la sua missione non può mai dimenticare che il minore è tale e confondere il suo contenuto, la sua essenza, con la sua azione e il suo ordinamento”.
Come meravigliarsi  che delle fattispecie di adulti si comportino in maniera conforme all’immagine  del mondo adulto che quotidianamente si impone loro?
“Non pensavo, non sapevo, non volevo” hanno già detto molti dei ragazzi che hanno visto scattare le manette. Ed infatti non potevano sapere. Nessuno lo  ha permesso loro.."

 

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Commenti  

 
#1 giovanna 2009-02-19 16:21 Hai ben ragione Roberto sui modelli di riferimento della società…
"Un bambino è ciò che vede, sente respira…", un ragazzo anche, e saranno degli adulti così, quanto hanno visto…
La scuola: sì, missione è la parola giusta. E sempre più disarmata però, sempre più impedita dalle mille disposizioni, dalla carenza di supporti, nel suo ruolo educativo (abbracciando tutti gli aspetti dell'educazione, la crescita globale del ragazzo, cittadino di domani…). Appunto lasciata in balia dello spirito "missionario" di chi ci lavora e ci crede.
ciao,
g
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