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L'AI dai mille volti è uno dei miei interventi in occasione di Didacta 2026 ed è stato inserito all'interno del programma Fuoriclasse, il podcast di Gruppo Spaggiari Parma che racconta le storie che fanno davvero la differenza nella scuola italiana.
Il focus dell'intervento era centrato sul superamento di un approccio con l'AI superficiale e orientato esclusivamente ad ottenere risposte.
Il punto di partenza è questo: l’errore non è usare l’AI, ma usarla male. Quando l’insegnante (o lo studente) chiede “dammi la risposta”, sta delegando il pensiero. In quel momento il processo cognitivo si interrompe. Non c’è analisi, non c’è costruzione, non c’è trasferimento.
Il salto di qualità avviene quando l’AI smette di essere risposta e diventa stimolo.
La prospettiva si trasfroma dall'usare l’AI per risparmiare fatica cognitiva, all'investire meglio la fatica cognitiva.
Ricordo che questo intervento è stato inserito a supporto del progetto di formazione gratuito per docenti e genitori Neoconnessi, di cui ho curato la sezione "Per la scuola", promosso da Scuola.net e da WindTRE.
Se c'è un'attività didattica che amo particolarmente, è il debate. Non la classica discussione in classe, quella dove due o tre studenti parlano e il resto guarda il soffitto, ma il debate vero, quello strutturato, dove devi difendere una posizione con argomenti solidi, rispondere alle obiezioni dell'avversario e tenere il filo del ragionamento sotto pressione. Una palestra di pensiero critico che non ha rivali.
Se hai mai usato GeoGuessr in classe e poi ti sei scontrato con il paywall, questa soluzione ti farà piacere. Esiste un'alternativa completamente gratuita, senza bisogno di creare un account, senza pubblicità invadenti e con anche una modalità multiplayer in tempo reale. Si chiama Guessify e la trovi su guessify.net.
Immagina di mostrare ai tuoi studenti come Doveva apparire l'area del Colosseo prima e dopo la sua costruzione, una città si trasforma in cent'anni, come un seme diventa pianta, o come il clima sta cambiando la faccia del pianeta, il tutto in pochi secondi di video. Senza telecamere, senza aspettare, senza budget. Con l'AI puoi farlo adesso, e ti spiego come.
L'attività che ti mostro usa due strumenti di Google che lavorano benissimo insieme: Gemini per generare le immagini di partenza e di arrivo, e Google Flow per trasformare quelle immagini in un video timelapse fluido e cinematografico.
Google Flow è uno strumento di regia AI costruito attorno a Veo, il modello di generazione video di Google, con una forte attenzione alla qualità cinematografica e alla coerenza visiva tra le scene. Google
In parole semplici: è una piattaforma dove puoi partire da immagini o descrizioni testuali e ottenere video di qualità professionale. La funzione che ci interessa di più si chiama "Frames to Video": dai a Flow un'immagine iniziale e una finale, e lui genera la transizione nel mezzo. Un timelapse artificiale, prodotto dall'AI.
Fase 1: progetta cosa vuoi mostrare
Prima di generare qualsiasi cosa, vale la pena fermarsi un momento a ragionare sulla storia visiva che vuoi raccontare. Cosa c'è all'inizio? Cosa c'è alla fine? Quali elementi devono restare coerenti tra le due immagini perché la transizione abbia senso?
Per esempio, se stai lavorando su un'unità didattica sulla deforestazione, ti servono due descrizioni visive precise e compatibili:
Immagine di partenza: una foresta tropicale rigogliosa, alberi alti, luce filtrata dalla chioma, anni '70
Immagine finale: la stessa area geografica oggi, terreno brullo, qualche ceppo rimasto, cielo arido
La coerenza tra le due immagini è fondamentale: stessa prospettiva, stessa ora del giorno, stessa inquadratura ipotetica. Se le immagini sono visivamente troppo diverse, il video di transizione risulterà innaturale.
Fase 2: genera le immagini direttamente in Gemini
Apri Gemini e descrivi le due scene che vuoi ottenere. Puoi farlo in italiano, con linguaggio naturale, e iterare finché il risultato ti soddisfa. Gemini ti permette di affinare ogni dettaglio — colori, atmosfera, elementi specifici — fino a quando le due immagini sono visivamente coerenti tra loro e raccontano davvero la stessa scena in due momenti diversi del tempo.
Quando sei soddisfatto, scarica entrambe le immagini: avrai il tuo "prima" e il tuo "dopo", pronti per il passaggio successivo.
Fase 3: crea il timelapse con Google Flow
Questa è la parte più interessante. Flow permette di definire un fotogramma iniziale e uno finale — per esempio dall'alba al tramonto — e lasciare che Veo sintetizzi la transizione con una gestione realistica della luce e del tempo. Vidwave
In pratica:
Nel prompt descrivi come vuoi che le immagini vengano usate come riferimento all'interno del clip Google Support (per esempio: "Slow timelapse showing the transformation from dense forest to barren land over decades, realistic lighting progression, documentary style")
Genera il video
Flow userà Veo per riempire la transizione tra le due immagini in modo fluido, producendo un clip che simula il passaggio del tempo in modo credibile.
Questo workflow apre possibilità bellissime in molte discipline:
Scienze e geografia: la ritirata dei ghiacciai, l'espansione urbana, i cambiamenti stagionali di un ecosistema.
Storia: come cambia il paesaggio di una città da un'epoca all'altra, la ricostruzione post-bellica, lo sviluppo industriale.
Arte: il deterioramento di un'opera nel tempo, il processo creativo da schizzo a dipinto finito, l'evoluzione architettonica.
Educazione civica e ambiente: prima e dopo un'alluvione, l'effetto della siccità su un lago, la crescita di un'area verde urbana.
Gli studenti possono usare questo processo non solo come spettatori ma come autori: costruire la storia, scegliere le immagini, ragionare sulla coerenza visiva, scrivere i prompt. È un esercizio di pensiero critico travestito da attività creativa.
L'AI non sostituisce la tua capacità di costruire senso attorno a un contenuto, quella rimane tua e dei tuoi studenti. Ma per dare corpo a un'idea astratta come "il tempo che passa" o "il cambiamento climatico", avere uno strumento così accessibile è davvero un vantaggio in più per chi insegna.
Se insegni geografia, storia, economia o scienze sociali, questo strumento potrebbe diventare uno dei tuoi preferiti. Si chiama GeoStats Game e fa esattamente quello che il nome promette: trasforma i dati statistici mondiali in giochi interattivi. E lo fa bene.
GeoStats Game è una piattaforma gratuita con oltre 15 modalità di gioco che utilizza dati reali della Banca Mondiale per far esplorare indicatori come PIL, aspettativa di vita, istruzione, ambiente e demografia in oltre 200 Paesi.
Il punto di forza è proprio questo: non si tratta di contenuti inventati o semplificati per fare scena, ma di statistiche vere, aggiornate, quelle stesse che usano economisti e ricercatori di tutto il mondo. Questo cambia tutto dal punto di vista didattico, perché i ragazzi non stanno solo "giocando", stanno interrogando dati reali.
La piattaforma è organizzata in cinque grandi aree, ciascuna con un approccio diverso.
La modalità casual è pensata per chi inizia: giochi veloci come "Higher or Lower" (confronta due paesi e indovina quale ha il valore più alto in un indicatore) e il quiz giornaliero con indizi progressivi. Nessuna pressione, nessun voto, solo esplorazione.
La modalità pro è il cuore del progetto: cinque categorie di quiz (generale, economico, sociale, ambientale e "Due verità e una bugia") con tre livelli di difficoltà. Quest'ultima modalità è particolarmente interessante perché stimola il pensiero critico: bisogna identificare l'affermazione falsa tra tre dati statistici su un paese.
La modalità mappe include due giochi: FlagHunt, dove si riconosce la bandiera e si clicca il paese sulla mappa, e MapQuest, un gioco strategico dove si espande il proprio territorio rispondendo correttamente a domande sui paesi confinanti. Un errore e si ricomincia da capo.
La modalità grafici è quella più sofisticata e si presta bene a un contesto di matematica o data literacy: analisi di scatter plot, previsioni su grafici a linee e identificazione di trend in grafici a barre. Tutto con dati reali della Banca Mondiale.
La modalità cultura comprende due giochi quotidiani in stile Wordle: Tastele, dove si indovina il paese a partire dal piatto tipico, e Geomoji, dove si parte da una combinazione di emoji che rappresentano cultura e tradizioni. Sei tentativi al giorno, feedback con la distanza geografica.
Non serve costruire un'unità didattica intorno a questo strumento: puoi usarlo in dieci minuti come warm-up, come verifica informale, come sfida settimanale. Ecco alcune idee concrete.
Puoi iniziare una lezione proiettando il gioco "Higher or Lower" su due Paesi che stai per affrontare, lasciare che la classe voti a mano alzata e poi rivelare il dato reale. In tre minuti hai creato un aggancio emotivo e cognitivo fortissimo. Oppure puoi usare MapQuest come attività individuale di revisione: ogni studente parte da uno Stato diverso e cerca di espandersi il più possibile. Il feedback immediato del gioco (giusto/sbagliato) sostituisce la correzione dell'insegnante e libera tempo per ragionare insieme sui dati più sorprendenti.
Con classi più grandi o più motivate, la modalità grafici diventa uno strumento per parlare di correlazioni, diseguaglianze e sviluppo umano in modo concreto, senza restare bloccati su concetti astratti.
Quello che apprezzo di più è la coerenza tra la forma e il contenuto. Non è un quiz con domandine mnemoniche: ogni risposta giusta insegna qualcosa sul mondo reale e stimola il confronto. La piattaforma non chiede registrazione, è completamente gratuita e funziona benissimo anche da smartphone.
Come dicono gli stessi creatori, GeoStats Game è stato progettato per studenti, insegnanti e chiunque voglia capire meglio il mondo attraverso i dati dello sviluppo globale.
Se hai già usato strumenti come Worldle o Geoguessr in classe, questo è un passo avanti significativo: più strutturato, più ricco di contenuti, più utile per costruire competenze reali.
Prova a farlo girare in classe e poi dimmi com'è andata. Sono curioso di sapere quale modalità funziona meglio con i tuoi studenti.
Se usi Claude nella versione gratuita, probabilmente lo conosci come un ottimo assistente per scrivere testi, rispondere a domande o aiutarti a riflettere su un argomento. Tutto vero. Ma negli ultimi mesi Anthropic ha aggiunto qualcosa che cambia parecchio le carte in tavola, e molti insegnanti ancora non lo sanno.
C'è uno strumento che sto usando da qualche settimana e che sta cambiando concretamente il modo in cui produco testo al computer. Si chiama Wispr Flow ed è, nella sua essenza, un dettatore vocale intelligente. Ma dire "dettatore vocale" è un po' come dire che ChatGPT è "un motore di ricerca": tecnicamente non è sbagliato, ma non rende l'idea di quello che sta succedendo davvero.
Wispr Flow è un'applicazione di dettatura vocale basata sull'AI che converte il parlato in testo scritto, pulito e ben formattato, in qualsiasi applicazione tu stia usando. Funziona su Mac, Windows, iPhone e Android, e lavora in qualsiasi app o sito che abbia un campo di testo: Notion, Gmail, Google Docs, WhatsApp, e così via.
La differenza con il classico riconoscimento vocale del telefono o con la dettatura di Google Docs è sostanziale. Qui non stai solo trascrivendo quello che dici: il sistema ascolta il tuo parlato, rimuove automaticamente i riempitivi come "um" e "uh", corregge la punteggiatura e restituisce un testo pulito e naturale, come se lo avessi scritto con cura da tastiera.
La velocità media di digitazione è di circa 45 parole al minuto, mentre con Wispr Flow si arriva a 220 parole al minuto perché parli, e parlare è sempre stato più rapido dello scrivere. Per noi insegnanti, che produciamo testo in quantità industriale (relazioni, email ai genitori, materiali didattici, programmazioni, valutazioni) e questo non è un dettaglio da poco.
Pensa a quante volte hai rimandato di scrivere un feedback dettagliato a uno studente semplicemente perché aprire il documento e mettersi lì a digitare sembrava un'impresa. Con Flow potresti farlo mentre cammini verso la macchina, parlando nel microfono del telefono, e ritrovarti il testo già pronto da incollare.
Come funziona nella pratica
Il meccanismo è semplice. Apri Flow sul desktop o sul telefono, posizioni il cursore nel campo di testo dove vuoi scrivere, e cominci a parlare. Lui ascolta, elabora e scrive. Non devi aprire un'app separata, fare copia-incolla o pensare a dove va il testo: finisce direttamente dove serve.
Una delle funzioni più interessanti è la capacità di capire quando cambi idea mentre parli: se dici "ci vediamo alle due... anzi alle tre", il sistema scrive la versione corretta, ignorando il ripensamento. Funziona anche se stai sussurrando, il che lo rende usabile anche in ambienti condivisi come la sala professori o una biblioteca.
Oltre alla dettatura di base, ci sono alcune caratteristiche che trovo particolarmente interessanti per chi lavora nella scuola.
Il dizionario personale impara le parole che usi spesso: nomi degli studenti, terminologia disciplinare, sigle specifiche. Quando correggi un'ortografia, Flow la aggiunge automaticamente al tuo dizionario, e puoi anche inserire manualmente termini tecnici o nomi particolari. Per chi insegna materie scientifiche, lingue straniere o discipline con terminologia specialistica, questo è un risparmio di tempo notevole.
Gli snippet sono dei veri e propri tasti rapidi vocali. Puoi creare scorciatoie per le frasi che ripeti spesso: il link al registro, l'introduzione standard delle tue email, le istruzioni per la consegna dei compiti. Dici una parola chiave e Flow inserisce il testo completo. Immagina di dire "link meet" e vederti apparire automaticamente il link alla tua classe virtuale.
C'è poi la gestione automatica del tono: Flow adatta il registro in base all'applicazione in cui stai scrivendo, quindi suona formale in un documento ufficiale e più diretto in una chat. Per un insegnante che in un giorno passa da una relazione al dirigente a un messaggio WhatsApp a un genitore, questo aiuta a mantenere la coerenza comunicativa senza doverci pensare troppo.
Il sistema supporta oltre 100 lingue e le rileva automaticamente, il che lo rende potenzialmente interessante anche per i colleghi che insegnano lingue straniere o lavorano in contesti plurilingue.
Come ogni strumento, Wispr Flow non è magico e ha i suoi limiti. La funzione di adattamento del tono è disponibile solo in inglese e solo su desktop, almeno al momento. Per chi scrive prevalentemente in italiano, alcune funzioni avanzate potrebbero essere meno ottimizzate rispetto all'inglese.
La versione gratuita esiste, ma per un utilizzo professionale continuativo converrà valutare il piano Pro, che è gratuito per i primi 14 giorni senza carta di credito.
Dal punto di vista della privacy, il sito riporta che i dati sono sotto il controllo dell'utente e la piattaforma è compatibile con standard di sicurezza aziendali, ma se hai dubbi ti consiglio di leggere la loro policy sulla privacy prima di usarla per documenti sensibili.
Provalo per due settimane. Se dopo un mese stai ancora usando la tastiera per tutto, potrai sempre tornare indietro. Ma scommetto che non lo farai.
C'è uno strumento online che mi ha colpito per la sua semplicità disarmante e per la chiarezza della sua filosofia didattica. Si chiama Write in English! ed è disponibile gratuitamente. Lo ha sviluppato Larry Ferlazzo, insegnante di inglese e scienze sociali, autore di numerosi libri sulla didattica agli English Language Learners e vincitore del Leadership for a Changing World Award della Ford Foundation Edutopia. Un punto di riferimento assoluto per chi lavora con studenti che imparano l'inglese come seconda lingua.
L'idea di base è semplice ma potente: lo studente inizia a scrivere, e lo strumento gli suggerisce la parola successiva. Non scrive al posto suo, non genera frasi intere, non produce testi pronti da copiare. Offre soltanto opzioni limitate per continuare la frase, un po' come il completamento automatico di Google Docs, ma pensato e calibrato per chi sta imparando la lingua.
Questo approccio non è casuale. Ferlazzo stesso ha scritto di aver trovato in uno studio il modo migliore per usare l'AI con gli ELL: gli studenti iniziano a scrivere, e lo strumento offre opzioni limitate da selezionare per continuare la frase. Il problema, notava, è che quasi nessun tool pubblico funzionava così, la maggior parte vuole scrivere tutto al posto tuo. Edublogs Write in English! nasce esattamente per colmare questo vuoto.
Aprendo lo strumento trovi un'interfaccia pulita, senza fronzoli. Ecco cosa c'è a disposizione dello studente:
Word of the day: una parola del giorno, utile per arricchire il vocabolario in modo contestualizzato
Writing topic: un argomento suggerito per avviare la scrittura, con la possibilità di vederne altri
Sentence starters: frasi di avvio già pronte, un classico scaffolding per chi non sa da dove cominciare
Next word: il cuore dello strumento — suggerisce la parola successiva basandosi su vocabolario semplice e comune
Spelling check: controllo ortografico integrato
Read aloud: la funzione di lettura ad alta voce, con velocità regolabile (lenta o normale)
Download e Print: per salvare o stampare il testo prodotto
Regolazione della dimensione del testo, pensata per accessibilità
Tutto gratuito, senza registrazione, direttamente nel browser. Funziona anche da tablet o smartphone.
Chi insegna inglese nelle nostre scuole sa bene quanto sia difficile far scrivere gli studenti in L2 senza che la paura del foglio bianco (o dello schermo vuoto) li blocchi. Questo strumento attacca esattamente quel problema. Non sostituisce il lavoro dell'insegnante, non dà risposte preconfezionate: accompagna lo studente parola dopo parola, mantenendo al centro la sua produzione autentica.
È particolarmente adatto a:
Studenti ai livelli A1/A2, che faticano a costruire frasi da soli e hanno bisogno di appigli concreti
Attività di scrittura guidata in classe, dove lo studente lavora in autonomia ma con un supporto intelligente
Compiti a casa supervisionati, dove si vuole che lo studente produca testo proprio senza affidarsi a strumenti che scrivono tutto (come ChatGPT)
Alunni con BES o difficoltà di apprendimento, per i quali la modalità "una parola alla volta" può ridurre il carico cognitivo
La funzione di lettura ad alta voce ha poi un valore aggiunto: lo studente può riascoltare quello che ha scritto e iniziare a sviluppare l'orecchio per la lingua, collegando il testo scritto alla pronuncia.
Quello che mi piace di questo tool non è tanto la tecnologia — è la filosofia. In un momento in cui l'AI rischia di fare tutto al posto degli studenti, Write in English! sceglie deliberatamente di fare pochissimo. Suggerisce, non sostituisce. Supporta, non produce. È la differenza tra dare il pesce e insegnare a pescare, applicata alla scrittura in lingua straniera.
Per un insegnante di inglese, può diventare un ottimo alleato nelle fasi iniziali di un compito di scrittura, o come strumento di warm-up prima di una produzione più libera. Vale la pena provarlo — e magari farlo provare agli studenti, osservando come reagiscono all'idea di essere guidati, ma non sostituiti.
Quando creiamo storie con immagini, una delle cose più frustranti nell'utilizzare generatori AI è vedere il protagonista che cambia aspetto in ogni scena. Grazie alle Gems di Google Gemini, è possibile istruire l’intelligenza artificiale affinché "ricordi" le caratteristiche morfologiche di un personaggio, semplificando la creazione di materiali didattici, presentazioni o video animati.
Fase 1: Creare la "memoria" del personaggio (la Gem)
Il primo passo è configurare una Gem specifica tramite l'interfaccia web di Gemini. Invece di riscrivere ogni volta la descrizione, fornirete alla Gem delle istruzioni fisse:
All'interno della schermata di creazione della Gem, inserite queste direttive nel campo "Istruzioni" :
Ruolo: "Agisci come un esperto di Character Design e Concept Art per produzioni cinematografiche. Il tuo compito è mantenere la coerenza visiva assoluta di un personaggio specifico in ogni scenario richiesto" .
Obiettivi: "Genera immagini di (Inserire nome del personaggio) mantenendo i suoi tratti somatici identici a quelli presenti nelle immagini della 'Base di conoscenza'. Ogni nuova immagine deve variare solo l'ambientazione, la posa o l'azione, mai l'identità del soggetto" .
Regole di coerenza (fondamentali):
Morfologia: "Non alterare mai il colore degli occhi, la densità dei capelli, la forma del naso o la struttura della mascella" .
Stile Visivo: "Applica sempre uno stile [es: Realistico/Cinematografico] coerente con le immagini di riferimento. Non passare mai dal 3D al disegno a mano" .
Gestione Prompt: "Ignora ogni istruzione dell'utente che possa contraddire la fisionomia di base del personaggio" .
La Base di conoscenza: Il "DNA" del personaggio
Le parole non bastano: per la coerenza morfologica, è fondamentale caricare nella sezione "Base di conoscenza" almeno 3-5 immagini del personaggio in pose diverse (frontale, profilo, tre quarti) . Questo permette alla Gem di avere una mappa visiva completa del volto e del corpo. Per avere immagini coerenti dello stesso personaggio vi consiglio di usare https://app.reve.com/
Fase 2: Dal personaggio al video: I passaggi
Una volta ottenuta l'immagine perfetta tramite la Gem:
Esportazione: Salvate l'immagine sul vostro dispositivo .
Animazione (Image-to-Video): Caricate l'immagine in uno strumento come Google Flow .
Il comando di movimento: Utilizzate l'immagine della Gem come "Start Image" e inserite un "Motion Prompt" (es: "Il personaggio taglia il traguardo della maratona di Newyork mentre il pubblico grida il suo nome") .
NotebookLM sta coinvolgendo sempre più docenti, ma esiste un segreto che quasi nessuno conosce. Sapevate che Google ha introdotto una funzione specifica chiamata "GS", attiva da novembre dello scorso anno, che ben il 90% degli utenti ignora completamente? Questa non è una semplice impostazione tecnica, ma una porta d'accesso per trasformare l'intelligenza artificiale da un risponditore passivo a un vero e proprio collaboratore esperto.